Autostrade, aumenti col trucco
Annunciati rincari del 3,6%, in realtà si arriva anche al 7
di Raffaello Masci
Attenzione: da oggi scattano gli aumenti autostradali che non sono del 3,6% ma del 4,6% per effetto di un sovrapprezzo Anas». Il cartello salutava così, l’altro ieri mattina, gli automobilisti che imboccavano la Savona-Genova. Il dato non era segreto, beninteso, tuttavia suonava come una beffa svelata quando era ormai troppo tardi per protestare. Il fatto, insomma, è che le autostrade sono aumentate in media non del 3,6% come annunciato e ampiamente commentato nei giorni scorsi ma, per l’appunto, del 4,6%.
La Finanziaria 2007 prevedeva, infatti, un «sovrapprezzo» (questa la definizione tecnica) sulle tariffe autostradali dell’1% a vantaggio dell’Anas, e cotanto aumento è stato trasferito pari pari anche sulla finanziaria dall’altro ieri in vigore, con gli adeguamenti del caso. Ma non è tutto.
Quel 4,6% è da intendersi come aumento «medio» perché la realtà è molto più complicata. Intanto gli incrementi tariffari si applicano in maniera differenziata a seconda della concessionaria:
delle 22 società, solo 13 hanno ottenuto la possibilità di alzare i prezzi, e solo le più «virtuose», quelle cioè che hanno garantito l’ottemperanza di una serie di parametri di investimento, sicurezza, manutenzione, eccetera. Autostrade per l’Italia, per esempio, che è stata promossa a pieni voti, avrà per intero l’aumento medio del 3,6, ma altre, come la Satap, dovranno accontentarsi di un balzello che va dallo 0,74% allo 0,80% a seconda delle tratte, altre ancora saranno un po’ oltre il 2%, come l’Autobrennero (2,75) o la Torino-Savona (2,46%), e così via. Ma ci sono differenze anche tra tratta e tratta della stessa rete societaria, in quanto le tariffe cambiano a seconda che si parli di pianura o montagna, e mutano - infine - in ragione della classe di veicolo (una cosa è una moto, altro un autocarro) articolata in cinque differenti livelli.
Infine ci sono gli arrotondamenti ai 10 centesimi di euro, per evitare che i casellanti impazziscano nel dare i resti. Il combinato disposto di tutto questo sistema è che alcune tratte di fatto non aumenteranno, altre aumenteranno di una percentuale irrisoria, altre ancora subiranno una brusca impennata. Su tutto questo, però, si abbatte - uniforme e spietata - l’aliquota Iva del 20% che, beninteso, si applica sulla tariffa, sull’aumento e anche sul «sovrapprezzo» Anas. Sintesi: qualcuno pagherà sulla stessa tratta la stessa cifra totale che pagava la settimana scorsa, qualche altro pagherà il 7-8% in più. Gli altri saranno in una situazione intermedia tra questi due poli. Fin qua il meccanismo degli intrecci e degli accavallamenti tariffari. Il sito
www.autostrade.it spiega benissimo tutte le alchimie del caso per chi volesse perdersi nei meandri numerici.
La cosa che, invece, può irritare è quel «sovrapprezzo» Anas che, quando si era parlato di aumento, nessuno aveva ritenuto di dover mettere in adeguata luce. Si tratta dell’1% ma - si badi bene - non riguarda l’intero parco auto circolante. Su 100 macchine che viaggiano in autostrada, la metà è costituita da autovetture a cui a cui si applica la classe tariffaria A (1% di sovrapprezzo), ma il resto va su di prezzo, e il 30% del trasporto su gomma è fatto da camion, Tir e bestioni vari, che pagano la classe E, per la quale il sovrapprezzo arriva a 2,4%, portando l’aumento della tariffa autostradale al 6% complessivo (3,6 più 2,4). E quanto sarà il tornaconto di questa operazione per le casse di Anas? Il presidente Pietro Ciucci lo aveva già calcolato nella sua relazione del giugno scorso: 200 milioni di euro per il 2007, 250 per il 2008 e 310 per il 2009. Tutti soldi da destinare ad un unico e controverso scopo: la Salerno-Reggio Calabria. Conclusione: pagheremo un inatteso balzello per finanziare una autostrada che, stando ai progetti approvati, sarà solo un po’ meglio della mulattiera che è oggi.
fonte:
La Stampa