Riporto una notizia che ho letto qualche minuto fa e pubblicata da La Stampa dove si parla di rincari! Eh sì, era da un po' che venivano segnalate notizie ma anche se in silenzio, i rincari ci sono sempre e i dati e gli aumenti riportati qui di seguito sono allucinanti! Il prezzo dal produttore al consumatore lievita in maniera esponenziale!
"Dai campi alla tavola prezzi quintuplicati"
Coldiretti accusa il monopolio della grande distribuzione
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Dal campo alla tavola i prezzi degli alimenti aumentano in media cinque volte, con rincari che sono superiori per nove al valore medio dell’inflazione. E questo, nonostante l’anno abbia visto crollare drammaticamente i prezzi alla produzione». La denuncia è di Coldiretti, che indica anche la causa di tale meccanismo: «la grande distribuzione, che controlla una quota di mercato nei generi alimentari del 71% e rappresenta una vera e propria strozzatura nel passaggio dei prodotti dai campi alla tavola».
Lo scenario, secondo la confederazione dei coltivatori, è quello di «poche grandi piattaforme di acquisto che trattano sul mercato in condizioni di quasi monopolio». Da qui, anche l’appello all’Antitrust perché verifichi «se la grande distribuzione in Italia operi - come la Coldiretti ritiene - in abuso di posizione dominante e con prevaricazione delle migliaia di imprese agricole che non hanno nessun potere contrattuale per opporsi ad un diritto di accesso, pagando dazi per l’ingresso sul mercato».
Un «meccanismo infernale», per i produttori, ma anche per i consumatori. Coldiretti calcola - sulla base di rilevazioni della Camera di Commercio, Ismea e Smsconsumatori - che il 2009 sia «l’anno record dei rincari sugli alimenti». Qualche esempio?
Un chilo di pesche ha un prezzo alla fonte di 35 cent e noi lo paghiamo 1,75 euro. Un ricarico, dunque, nel passaggio lungo la filiera che dai campi arriva alla tavola, del 465%. E questo, nonostante lo stesso prezzo del chilo di pesche alla produzione sia crollato, rispetto al 2008, del 53%.
La tabella di Coldiretti riporta altri esempi. L’uva a 47 cent al chilo che viene venduta nel negozio a 2 euro (+326%). La lattuga, da 26 cent a 1,6 euro al chilo (+515%). Le carote, il cui prezzo aumenta addirittura del 1.100%: da 10 cent al chilo a 1,2 euro (mentre il prezzo alla fonte è crollato sul 2008 del 71%). E poi, la pasta di grano duro, la cui forbice è compresa tra 20 cent e 1,4 euro (+400%). Oppure il pane, ricavato dal grano tenero: da 14 cent a 2,7 euro (+1.828%). Infine, il latte, il cui prezzo alla produzione è di 30 cent al litro e noi lo paghiamo 1,35 euro (+350%).
Pasta e pane sono indicati come casi limite. Coldiretti calcola che il prezzo al chilo attuale del grano è più basso di 25 anni fa: è passato infatti dai 23 cent del 1985 ai 14 cent. Eppure, la pasta costa notevolmente di più: dai 52 cent ha raggiunto quota 2,7 euro. Nel contempo, rispetto al 2008, i prezzi di grano duro e tenero alla produzione sono diminuiti rispettivamente del 30 e 33%.
«Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo», dice Coldiretti. Il risultato è che sia i consumatori (gli italiani spendono 205 miliardi di euro l’anno in alimenti e bevande, dei quali 141 miliardi in famiglia)), sia gli agricoltori s’impoveriscono. «I primi non possono beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli in atto», mentre i secondi vedono crollare le quotazioni alla produzione, che «nell’ultimo anno sono calate in media del 16% (con punte di -71%)», e avendo scarsi margini, abbandonano i campi.
fonte:
La Stampa