Google sfida Microsoft

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Re: Google sfida Microsoft

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Google non si ferma mai e lancia una nuova applicazione che permetterà di studiare il corpo umano in 3D, si chiama Google Body Browser! :)

Google Body Browser, il corpo umano in 3D

Google ha lanciato Body Browser, un'applicazione Web che permetterà di esplorare il corpo umano direttamente dal proprio browser Web, a condizione che quest'ultimo supporti WebGL. Dopo la Terra, il mare e lo spazio, Google esplora il corpo umano, realizzando un viaggio anatomico virtuale. Google Body Browser offre una visione tridimensionale del corpo umano, che permette di esplorare con facilità, precisione l'interno del corpo, attraverso un sistema di visualizzazione multiplo.

Scheletro, organi o anche sistema nervoso possono essere osservati sullo schermo dall'utente. E' anche possibile effettuare una ricerca attraverso un motore integrato. Il servizio Google Body Browser suscita naturalmente interesse, anche se piuttosto limitato per l'utente medio.

L'applicazione risulta curiosa e accessibile, da momento che l'internauta non avrà necessità di scaricare alcun plugin. L'unico requisito richiesto tuttavia, per poter usufruire del servizio, è di utilizzare un browser con WebGL impostato di default: è questo il caso di Chrome 9 beta e Firefox 4.

fonte: Notebookitalia
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Re: Google sfida Microsoft

Messaggio da bancarella »

applicazione utile per imparare :yes:
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Re: Google sfida Microsoft

Messaggio da Mac La Mente »

bancarella ha scritto:applicazione utile per imparare :yes:
Sì, anche se ci vorranno (quasi) dei browser più avanzati per utilizzarla! :)
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Re: Google sfida Microsoft

Messaggio da Mac La Mente »

E Google ci prova! Lancia un suo netbook - ancora per pochi fortunati e ancora in fase di test - che potrebbe fare concorrenza a tutti gli altri costruttori! :yes:

Ecco il Cr-48 di Google l'abbiamo provato per voi
È solo un prototipo ma ha un ambizione: indicare la strada che porta al futuro. Dove i dischi rigidi saranno un ricordo e tutti i dati risiederanno sul web. Ecco un primo contatto con questo oggetto destinato a diventare cult. Tra sorprese piacevoli e qualche perplessità

San Francisco - Questo articolo è il prodotto del cloud computing. Lo abbiamo scritto su un Cr-48 di Google, il laptop protipo della casa di Mountain View. Svelato il 7 dicembre, adesso disponibile negli Usa a un gruppo di collaudatori privilegiati: si tratta di professionisti dell'Information technology, dell'intrattenimento e dirigenti aziendali. Individuati e incaricati dal motore di ricerca californiano di fare il battesimo del fuoco a questo notebook sul quale il colosso di Mountain View punta tantissimo. Google sta anche equipaggiando un numero ristretto di Cr-48 a disposizione del pubblico e lo sta facendo gratis. Negli Stati Uniti si può fare domanda per averne uno andando suquesto sito. Attenzione, il programma potrebbere essere esteso presto anche all'Europa e per sincerarsene basta controllare periodicamente il sito chromeossite.com.

Nero, gommato, di profilo basso e slanciato il Cr-48 fa pensare a un bolide da competizione. Ma non uno da Formula uno, piuttosto a una Indy Car. Insomma, una fuoriserie per tornei nei quali la velocità si coniuga con la potenza. La prima impressione appena spacchettato è stata quella di avere a che fare con un gadget marvelliano, da fumetto retrofuturibile. A Gotham City, la vittà ipertecnologica di Batman, potrebbe essere un oggetto d'uso comune. Questo computer è infatti un oggetto curioso: stilisticamente azzardato e allo stesso tempo tecnologicamente corazzato. E sebbene sia abbastanza piccolo, è piuttosto un notebook che un laptop. Schermo da 12,1 pollici, peso circa un chilo. Una compattezza che tradisce l'impressione di esilità che gli conferisce il suo colore e ti fa domandare che ci sarà mai in questo computer che vive solo sul web che lo fa essere così sostanzioso? Il Cr-48 è stato infatti concepito per vivere esclusivamente su internet e per dominare la grande nuvola di codici binari che sovrasta le nostre vite moderne.

I software il Cr-48 non li scarica dal web come fa un normale computer: li ha nel browser dall'inizio, perché ne ha bisogno come l'aria per respirare. Tutti, ma proprio tutti i programmi che lo fanno funzionare (e questo documento ne è una prova), stanno sul web. Un web il cui accesso ovviamente passa per il portale di Google. Dal sistema operativo, il Chrome OS, alle maggiori applicazioni del computer - che si tratti del word processing che di visualizzare le foto e i film o di trovare direzioni automobilistiche o cercare un posto sull'altro versante del globo - usa esclusivamente applicazioni di Google. YouTube, Google Map, Gmail, Picasa, Crackle e Google Talk ci sono tutte le sue App e se si passa dal Web Store, dal quale abbiamo scaricato la App con la quale stiamo scrivendo, si trova molto di piu'.

Il Cr-48 è un computer spartano, c'è poco da dire. Chiaramente un prototipo, un oggetto che è stato concepito per essere smaneggiato, è stato disegnato per essere usato dai developer d'assalto, gli sviluppatori di software. Tipi che non temono l'extreme programming, dove la codifica ha luogo tra una seduta di skateboard e l'altra e i diagrammi di flusso li si possono anche disegnare su una tavola di surfing mentre si torna dal mare.

Elegante lo è di sicuro. Anche la sua cerniera di chiusura - realizzata con un lucchetto magnetico - ha un che di retrò e rammenta quella dei Mac. Peccato che il grande clickpad utilizzato per la navigazione mouse sia a volte ipersensibile ed altre duro a registrare i comandi che gli si vuol dare. Inoltre la funzione right-click, il tasto di destra, affidata al tapping con due dita crea abbastanza confusione e false partenze da conferirgli un livello di imponderabilità dattilografica che è a tratti molto snervante.

Il Cr-48 può essere collegato ad un monitor esterno via cavo VGA, possiede un'uscita per il collegamento USB e uno slot per inserire le memory card. Per coloro che preferiscono il web mobile, il Cr48 offre la piacevole sorpresa del 3G, per adesso con Verizon. Il computer arriva con un abbonamento base di 100 mega byte mensili incorporato, lo si può incrementare ovviamente se si vuole. Munito anche di webcam - non una delle più sensibili, va detto - che funziona lanciando l'apposita applicazione, il Cr-48 quello che non possiede in termini di fronzoli tecnologici lo dà in termini di propensione al web, nella capacità cioè di sfruttare al massimo internet e nella velocità con la quale passa da una schermata all'altra, da una applicazione all'altra e da un documento all'altro.

Una volta che si parla del Wi-fi 802.11 a/b/g/n, del bluetooth 2.1, del wireless 3G della Verizon e della batteria ultrapiatta e ultraefficiente (addirittura una settimana senza doverlo ricaricare) che si inserisce nella base inferiore del computer, dal punto di vista tecnologico resta da dire ben poco a proposito del Cr-48. Certo ci sono anche il microprocessore single core 1.6 GHz della Intel e lo schermo LCD retroilluminato, ma queste sono dotazioni standard di ogni laptop sul mercato.

Anche la tastiera presenta delle sorprese. A parte essere gommata pure lei, non ha il tasto delle maiuscole che è stato invece sostituito da un bottone per la ricerca rapida, ogni volta che lo si clicca si passa da un sito web all'altro senza dover chiudere la pagina precedente. Usando i settaggi, però, si può reintrodurre il tasto per la maiuscola. Dove in una normale tastiera qwerty un computer esibirebbe - nella fascia superiore - le chiavi F per il controlo delle funzioni legate alla gestione del sistema operativo e delle scorciatoie, nel Cr-48 ci sono le chiavi con le quali sul web si passa da una pagina all'altra, si rinfrescano le pagine web, le si sovrappongono, si controlla il volume, la luminosità dello schermo e la sua ampiezza.

E' improbabile che allo stato attuale il Cr-48 possa compromettere il predominio dei Mac tra i netizens del Web 2.0 e i disegnatori illuminati di applicazioni della computeristica mobile ma è di sicuro uno strumento che è destinato non di meno a diventare un oggetto di culto. Uno status symbol che può denotare l'appartenenza o meno di un utente alle nuove tribù del web. Sopratutto nella Bay Area di San Francisco dal cui milieu culturale è emersa la stessa Google. Tribù queste che includono i soggetti sociali più disparati, gente come gli hacker stile WikiLeak, gli ecomilitanti alla Earth First!, i Punkdomestic della cucina casalinga e degli ingredienti indigeni, i coltivatori urbani di cannabis, i bikers di Critical Mass, gli agricoltori verticali e i paldini dei diritti degli animali alla PETA. Utenti internet che con le loro scelte di consumo sanciscono non solo il successo e il fallimento di qualsiasi impresa digitale ma che influenzano anche pesantemente la direzione che i colossi dell'hi-tech daranno alla ricerca e sviluppo nel corso dei prossimi anni.

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Ho visto la foto nell'articolo. E' tutto nero!
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bancarella ha scritto:Ho visto la foto nell'articolo. E' tutto nero!
Sì, nero e gommato: elegante! :yes:
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Re: Google sfida Microsoft

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Quindi è antiurto?
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bancarella ha scritto:Quindi è antiurto?
In parte sì! stan facendo di tutto per renderlo unico! :)
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Re: Google sfida Microsoft

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Google fa causa a Microsoft per Bing.
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Re: Google sfida Microsoft

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bancarella ha scritto:Google fa causa a Microsoft per Bing.
Sì, ho sentito questa notizia e se è vero quello che ho letto - ovvero che Bing sfrutta l'indice di Google per memorizzare i contenuti - la Grande G non ha tutti i torti ad arrabbiarsi! :yes:
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Re: Google sfida Microsoft

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E per completezza di informazione, ecco qui una notizia che parla dell'ennesimo contrasto tra Google e Microsoft! :)

Google accusa Microsoft: Bing ci copia
di Alessandro Bordin
“Matt Cutts, ingegnere anti-webspam di Google, accusa Microsoft di copiare il modus operandi di Google stessa, al fine di migliorare Bing”

Google, come tutti sanno, è il motore di ricerca più celebre del mondo, oltre ad essere il sito più visitato in assoluto. Non è un segreto che molti hanno cercato di replicarne il successo, senza però ottenere risultati in grado di mettere a rischio la leadership di Google, graniticamente arroccato sul proprio trono.
Microsoft, un colosso che non ha bisogno di presentazioni, da tempo cerca di proporre la propria alternativa con il motore di ricerca Bing, integrandolo di default nei propri browser e cercando quindi di spostare un po' l'attenzione del pubblico verso la propria declinazione di motore di ricerca.

In questi giorni però emergono alcune informazioni riguardanti un problema fra le due realtà, per ora ferme allo scambio di battute. Matt Cutts, ingegnere anti-webspam di Google, accusa Microsoft di utilizzare le informazioni raccolte attraverso la toolbar di Internet Explorer 8, quando vi si trova impostato Google.com come motore di ricerca predefinito, per studiare le modalità di ricerca degli utenti. Una sorta di spionaggio sospetto, dunque, che apre diversi interrogativi sulla liceità del comportamento, sebbene ad oggi non vi sia nessun dettaglio chiaro.

Ne emergerebbe un modellamento di Bing e del suo funzionamento utilizzando le ricerche fatte in Google attraverso la toolbar di Internet Explorer 8, al fine di renderlo sempre più simile a Google e molto più efficiente. Al lavoro sicuramente alacre dei tecnici e degli ingegneri Microsoft, insomma, si sommerebbero informazioni raccolte in maniera dubbia.

C'è dell'altro: è stato eseguito un test, in seguito al sospetto dei tecnici Google. Google ha volontariamente inserito dei risultati fake, falsi, legati ad alcune ricerche, incaricando poi 20 ingegneri di seguire da casa se Bing si fosse in qualche modo adeguata. E' stata questione di settimane per ottenere gli stessi risultati. Una prova, dunque, che qualcosa di vero può anche esserci.

La risposta di Microsoft, come riportato da ArsTechnica, viene riassunta in un laconico "So What?", "E quindi?". Una sorta di ammissione, sebbene questo faccia pensare a una certa sicurezza di Microsoft di potersi difendere in campo legale. Sappiamo benissimo con quale facilità fiocchino le denunce in terra stelle e strisce, motivo per cui non resta che attendere eventuali sviluppi della vicenda.

fonte:Hwfiles
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Re: Google sfida Microsoft

Messaggio da bancarella »

Colpa di IE dunque.
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bancarella ha scritto:Colpa di IE dunque.
A quanto pare sì anche se ci saranno altri motivi! :yes:
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Re: Google sfida Microsoft

Messaggio da Mac La Mente »

E speriamo sia la volta buona per un affinamento nelle ricerche! :)

Google ritocca i risultati per premiare i siti di qualità
I risultati del motore di ricerca più usato nel mondo adesso favoriranno chi scrive contenuti qualitativamente validi. Bandite "fabbriche" di informazioni, studiate per essere sempre nei primi posti, e siti copioni

Vi è mai venuta voglia di regalare una macchina quando vi trovate a Dallas oppure sposare un membro della guardia nazionale americana? Se la risposta è sì, da oggi potreste trovare qualche difficoltà a cercare informazioni su come farlo. Google ha annunciato ieri di aver modificato la formula con la quale classifica i risultati delle ricerche. Lo scopo è premiare i siti che pubblicano informazioni originali e di qualità e punire quelli che riempiono il web di contenuti superficiali, inutili o copiati solo per scalare le posizioni di ricerca.

Nel mirino sono finite le cosiddette "fabbriche di contenuti" (content farm), siti che riempiono il web con migliaia di pagine al giorno, perfettamente progettate per arrivare nelle prime posizioni delle ricerche. Questi siti, nel migliore dei casi, offrono informazioni brevi e scarsamente approfondite, scritte da redattori malpagati; nel peggiore dei casi, offrono contenuti riciclati da altri siti con procedure automatiche o copiati tout court.

Iniziata a gennaio, quella di Google è una vera e propria campagna per migliorare la qualità dei suoi risultati, ma che potrebbe influenzare il modo stesso di fare informazione sul Web. Il motore di ricerca è spesso la prima fonte di accesso per qualsiasi tipo di sito e per quelli d'informazione, che basano la loro sopravvivenza su audience e pubblicità, la posizione nei risultati di ricerca può fare differenza fra successo e fallimento.

Google si guarda bene dal citarla, ma sono in molti a pensare che buona parte delle novità introdotte da Google andranno a penalizzare i siti della galassia di Demand Media, come eHow.com 1, e quelli che ne ricalcano i principi. Quello che sembra rappresentare il modello vincente dell'informazione al tempo di Internet, e il cui sbarco in borsa del mese scorso ne ha fissato il valore di mercato ben oltre quello dell'editore del New York Times, basa la scelta dei contenuti da pubblicare non su principi giornalistici, ma su calcoli statistici. Non è più l'editore a scegliere cosa offrire all'opinione pubblica, ma l'opinione pubblica, e il mercato pubblicitario, a dire all'editore cosa pubblicare.

I numeri di Demand Media fanno impressione: quasi 6000 contenuti al giorno fra articoli e video, più di 8 miliardi di visualizzazioni in un anno, 13 mila redattori occasionali sparsi per il mondo che vengono pagati, in media, 15 dollari a contenuto (poco più di 10 euro). Per ogni mille visitatori, Demand Media dichiara di ricavare 13,45 dollari. Ma ciò che rende Demand Media differente è il modo di scegliere il contenuto da pubblicare: un algoritmo automatico, lo ha spiegato Wired nel 2009, esamina le ricerche più frequenti degli utenti sul Web e confronta, per ogni parola chiave, il potenziale pubblicitario (quanta pubblicità è generata da quel contenuto, quanta concorrenza c'è e così via). Alla fine del processo il sistema commissionerà ad un redattore un contenuto: se le parole chiave trovate sono "auto dallas" e risulta che dalla combinazione con "regalare" vi siano buoni introiti pubblicitari, il redattore dovrà scrivere un articolo su "Come regalare un'auto a Dallas" (che, a dirla tutta, è un vero articolo 2).

Il modello dei contenuti low cost di Demand Media fa storcere a molti. Rosenblatt, il suo amministratore delegato, non vuole però che la sua società sia vista come una sorta di discount dell'informazione: "Ogni singolo articolo che pubblichiamo è originale e scritto da redattori e definirci una 'content farm' è semplicemente un insulto per i nostri lettori" ha dichiarato in una recente intervista. I contenuti pubblicati, è un altro mantra della società, sono molto letti perché combaciano con quello che la maggioranza delle persone vuole sapere.
Fatto sta che il modello ha fatto strada. Lasciando da parte strategie editoriali di secondo piano, come Associated Content di Yahoo!, America On Linex ha scritto nel suo piano editoriale ("The Aol Way") che la scelta dell'argomento da pubblicare nel network di siti che gestisce dovrebbe basarsi su "1) traffico potenziale, 2) entrate monetarie, 3) tempistica, 4) integrità editoriale". Dopo la diffusione del piano due redattori storici di Engadget, sito di riferimento nel mondo per l'informazione tecnologica di proprietà di Aol, si sono licenziati e il capo-redattore del sito ha dovuto scrivere su Twitter che "Engadget, tanto per essere chiari, non è per niente soggetto alla Aol Way".

Si vedrà nei prossimi mesi se i risultati di questa piccola crociata di Google contro i contenuti di scarsa qualità, che per adesso è limitata agli Stati Uniti e sarà estesa ad altre nazioni più in là, porteranno ricerche di maggiore qualità per gli utenti e faranno rimodulare i piani editoriali a chi pensa che, online, gli algoritmi automatici possano sostituire la scelta editoriale. Demand Media, nel frattempo, ha fatto sapere dal suo blog che "fino ad ora [questa mattina, ndr] non abbiamo rilevato nel settore Content&Media un impatto" del cambiamento dell'algoritmo di Google. Chi vuole sapere come regalare una macchina a Dallas, siamo sicuri, starà facendo salti di gioia.
(25 febbraio 2011)

fonte:Repubblica
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