Re: L'ora di...Fernando Pessoa
Inviato: 02/12/2008, 11:31
- Prima parte di “Una cena molto originale” di Fernando Pessoa -
Allora...
Una cena molto originale è un racconto breve, una quarantina di pagine, non di più, dove i nostri protagonisti fanno parte di un club abbastanza esclusivo, un club gastronomico che vede nella figura del suo presidente Prosit, il massimo rappresentante e il miglior chef del momento. Accanto a lui, la voce narrante del racconto, il suo braccio destro che per oltre metà del libro non viene mai nominato, è proprio il presidente a svelare il suo nome: Meyer.
I due personaggi e tutti i soci del club sono riuniti all'interno di un albergo che utilizzano come luogo per le loro riunioni, riunioni che ruotano intorno ad una cena e al cibo, naturalmente. Nell'ultima riunione, molte sono le questioni che vengono affrontate, in particolare quella che riguarda la poco inventiva ormai presente e la poca immaginazione a cui si è arrivati nella creazione dei nuovi piatti e di nuove salse. La discussione è animata, partecipano tutti tranne il presidente che, nonostante abbia un carattere scherzoso e non si tiri mai indietro quando ci sono questi dibattiti, in quell'occasione è silenzioso...ciò stupisce tutti i partecipanti. Uno di loro cerca di tirarlo in ballo, di fargli esprimere il suo pensiero e Prosit, invece, devia il discorso lanciando una sfida a tutti i soci: “La prossima riunione sarà a casa mia, vi stupirò con una cena molto originale!”. Subito partono domande, curiosità e voglia di saperne di più, ma Prosit non risponde e sorride e guardando passare nell'albergo cinque giovani finlandesi che l'hanno accuso in precedenza di non essere un maestro della cucina si rivolge a loro dicendo che sarebbero intervenuti a questa cena in modo fondamentale. I cinque ragazzi deridono il maestro e si allontanano.
Il giorno della cena arriva, la casa di Prosit – che in realtà non è casa sua ma presa in prestito da un amico – è il luogo dell'appuntamento e tutti i soci vi si recano puntuali. La sala adibita al pasto è avvolta dall'oscurità, le luci sono simili a quelle disposte su un tavolo da biliardo e i cinque camerieri scelti per l'occasione sono di colore. Tutti i soci cominciano a osservare in giro, analizzano i diversi aspetti per cercare di vincere la scommessa e individuare il particolare che il presidente ha utilizzato per rendere quella cena originale. Diverse sono le ipotesi, c'è chi dice che l'originalità è nei camerieri, anche Meyer pensa questo e con un ragionamento raffinato, arriva alla conclusione che i cinque camerieri neri – nascosti dall'ombra che c'è in quella sala – non siano altro che i cinque ragazzi...ma non è così.
...continua...
Allora...
Una cena molto originale è un racconto breve, una quarantina di pagine, non di più, dove i nostri protagonisti fanno parte di un club abbastanza esclusivo, un club gastronomico che vede nella figura del suo presidente Prosit, il massimo rappresentante e il miglior chef del momento. Accanto a lui, la voce narrante del racconto, il suo braccio destro che per oltre metà del libro non viene mai nominato, è proprio il presidente a svelare il suo nome: Meyer.
I due personaggi e tutti i soci del club sono riuniti all'interno di un albergo che utilizzano come luogo per le loro riunioni, riunioni che ruotano intorno ad una cena e al cibo, naturalmente. Nell'ultima riunione, molte sono le questioni che vengono affrontate, in particolare quella che riguarda la poco inventiva ormai presente e la poca immaginazione a cui si è arrivati nella creazione dei nuovi piatti e di nuove salse. La discussione è animata, partecipano tutti tranne il presidente che, nonostante abbia un carattere scherzoso e non si tiri mai indietro quando ci sono questi dibattiti, in quell'occasione è silenzioso...ciò stupisce tutti i partecipanti. Uno di loro cerca di tirarlo in ballo, di fargli esprimere il suo pensiero e Prosit, invece, devia il discorso lanciando una sfida a tutti i soci: “La prossima riunione sarà a casa mia, vi stupirò con una cena molto originale!”. Subito partono domande, curiosità e voglia di saperne di più, ma Prosit non risponde e sorride e guardando passare nell'albergo cinque giovani finlandesi che l'hanno accuso in precedenza di non essere un maestro della cucina si rivolge a loro dicendo che sarebbero intervenuti a questa cena in modo fondamentale. I cinque ragazzi deridono il maestro e si allontanano.
Il giorno della cena arriva, la casa di Prosit – che in realtà non è casa sua ma presa in prestito da un amico – è il luogo dell'appuntamento e tutti i soci vi si recano puntuali. La sala adibita al pasto è avvolta dall'oscurità, le luci sono simili a quelle disposte su un tavolo da biliardo e i cinque camerieri scelti per l'occasione sono di colore. Tutti i soci cominciano a osservare in giro, analizzano i diversi aspetti per cercare di vincere la scommessa e individuare il particolare che il presidente ha utilizzato per rendere quella cena originale. Diverse sono le ipotesi, c'è chi dice che l'originalità è nei camerieri, anche Meyer pensa questo e con un ragionamento raffinato, arriva alla conclusione che i cinque camerieri neri – nascosti dall'ombra che c'è in quella sala – non siano altro che i cinque ragazzi...ma non è così.
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