Ieri sera ho visto un bellissimo film in tv, su Rai Storia.
Si tratta di
Good - L'indifferenza del bene, un film del 2008 diretto dal regista austriaco
Vicente Amorim e interpretato da
Viggo Mortensen e
Jason Isaacs.
Il film è la storia di un professore universitario tedesco di letteratura, sposato con una donna dedita esclusivamente a suonare il pianoforte e con due figli e un'anziana madre malata di demenza senile. In casa l'uomo si deve occupare di tutto: della madre, dei figli, delle faccende domestiche.
La malattia della madre e le sue sofferenze lo spingono a scrivere e pubblicare nel 1933 un romanzo su un caso di eutanasia.
Il romanzo, notato dai gerarchi nazisti, sembra loro essere il testo ideale per fare da base ideologica all'"eutanasia pietosa" dei malati incurabili (in realtà: all'eliminazione dei malati di mente, handicappati, ecc. ideata e operata dal nazismo).
Il regime chiede così al professore - non iscritto al partito e avverso al nazismo, sia pure in modo molto silenzioso e senza mai prese di posizione - di scrivere, a partire dal suo romanzo, un trattato scientifico sull'"eutanasia pietosa per i malati incurabili".
In parte per paura di opporsi alla richiesta, in parte perché lusingato dalla richiesta, il professore accetta.
E da quel momento scenderà sempre più a compromessi sia nella vita privata, facendosi sedurre da una sua ex studentessa e abbandonando poi moglie e figli per sposare la ragazza.
Sia, soprattutto, in quella pubblica, finendo col diventare suo malgrado e senza quasi accorgersene una pedina di alto livello del regime.
Anzi, accettando tutti i privilegi che il nuovo incarico gli riserva (alto rango nella gerarchia nazista, soldi, casa di lusso, mobili di lusso, ecc.) diventerà senza rendersene conto un vero e proprio membro attivo del partito nazista.
In parallelo, il suo migliore amico, uno psicanalista ebreo si vede a poco a poco togliere tutto, subisce le persecuzioni del regime e alla fine viene arrestato nel 1938 durante la famigerata Notte dei cristalli, nonostante un estremo tentativo dell'amico per salvarlo e farlo fuggire all'estero.
Solo qualche anno dopo, nel 1942, il professore, durante una visita in veste di gerarca nazista a un campo di concentramento, scoprirà che fine ha fatto l'amico. E scoprirà cosa sono i campi di concentramento e a quale orrore si è prestato ad essere complice con la sua ignavia.
Il film è veramente molto, molto bello, ottimamente girato e interpretato.
Straordinaria l'interpretazione di Mortensen del quieto professore universitario che scivola lentamente ma inesorabilmente verso la piena complicità col nazismo.
E altrettanto straordinaria l'intepretazione di Isaacs dello psicanalista ebreo che nei primi anni del nazismo reputa le leggi e le persecuzioni antiebraiche un fenomeno temporaneo destinato a finire presto e rifiuta sdegnato il consiglio dell'amico professore di emigrare all'estero.
A mio parere è un film di grande impatto, capace di illustrare in modo estremamente efficace come si diventa nazisti senza volerlo: per ignavia; per indifferenza verso le conseguenze delle proprie azioni apparentemente prive di significato politico; per vigliaccheria; per accettazione passiva dei piccoli compromessi che a poco a poco diventano piena complicità.
Ne consiglio a tutti la visione, vale davvero la pena. Spero che la Rai lo ritrasmetta a breve e, se verrò a conoscenza di una nuova programmazione, lo segnalerò senz'altro.
