AIDS / LA BEFFA A PAVIA
Inviato: 20/11/2008, 13:27
PAVIA, 20 novembre 2008 - LA PASSIONE e l’arte di arrangiarsi tutta italiana applicata alla ricerca. Il «segreto del successo» del laboratorio di Virologia molecolare pavese diretto da Giovanni Maga sta proprio qui. Senza molti soldi, ma con finanziamenti recuperati dal responsabile del laboratorio sfruttando i fondi europei e una validissima équipe composta essenzialmente da dottorandi, un’assegnista e un virologo assunto a tempo indeterminato, hanno fatto una scoperta da Nobel: hanno trovato una molecola in grado di bloccare l’Aids.
Farmacologicamente attiva, è in grado di fermare l’infezione perché diretta contro un enzima cellulare, a differenza della terapia attuale che si basa invece su farmaci diretti contro enzimi virali. Una scoperta che al momento non si può brevettare perché non si hanno i 50mila euro necessari, ma che ha permesso di accendere i riflettori su un laboratorio del Cnr di Pavia e su un settore come quello della ricerca in cui si vive da precari.
DOPO LA LAUREA bisogna affrontare tre anni di dottorato, poi un periodo di specializzazione all’estero e, una volta completata la lunga formazione, le prospettive sono limitate. Si può ottenere un assegno di ricerca da 1200-1300 euro al mese, e sperare in un’assunzione a tempo indeterminato che consentirà di guadagnare 1600 euro al mese. E’ il percorso che stanno seguendo i sei dottorandi del laboratorio ospitato al Cravino all’interno della «Nave» e una ricercatrice.
"Purtroppo nel nostro Paese non ci sono ricercatori a tempo derminato — dice il responsabile del Laboratorio, Giovanni Maga, virologo di 43 anni, l’unico assunto — ma anche all’estero non è una figura molto diffusa. Solo la Francia e la Spagna li hanno. In compenso, però, da noi ci sono anche pochi concorsi e non si possono più assumere ricercatori coi contratti quinquennali, come accadeva una volta al Cnr. Così chi torna dall’estero a 35 anni, avendo completato la propria formazione, non vede riconosciuta la professionalità acquisita, perché riesce a ottenere solo una borsa di studio da 1000 euro al mese, che deve essere periodicamente rinnovata».
SITUAZIONE avvilente, che costringe molti cervelli ad andare all’estero. «E non sarebbe negativo — aggiunge Maga — se altri ricercatori dall’estero venissero in Italia, cosa che non accade perché l’offerta che il nostro Paese può fare risulta poco appetibile». Eppure per amore della ricerca c’è chi passa dal camice bianco al grembiule andando a lavare i piatti nei momenti liberi, e chi a 30 anni è costretto a pesare sulle spalle dei genitori o di un marito. «Un lavoro che non si farebbe mai se non ci fosse passione — prosegue il virologo —. Io stesso, se non avessi la passione, non passerei gran parte del mio tempo a cercare finanziamenti per nuovi progetti. Eppure per far funzionare questo laboratorio basterebbero 100mila euro l’anno per dare due assegni di ricerca da 25mila euro, borse di studio per 18mila e acquistare materiale per 30mila». Ma anche quei pochi fondi spesso mancano.
di MANUELA MARZIANI
Fonte:http://quotidianonet.ilsole24ore.com/20 ... isti.shtml
Farmacologicamente attiva, è in grado di fermare l’infezione perché diretta contro un enzima cellulare, a differenza della terapia attuale che si basa invece su farmaci diretti contro enzimi virali. Una scoperta che al momento non si può brevettare perché non si hanno i 50mila euro necessari, ma che ha permesso di accendere i riflettori su un laboratorio del Cnr di Pavia e su un settore come quello della ricerca in cui si vive da precari.
DOPO LA LAUREA bisogna affrontare tre anni di dottorato, poi un periodo di specializzazione all’estero e, una volta completata la lunga formazione, le prospettive sono limitate. Si può ottenere un assegno di ricerca da 1200-1300 euro al mese, e sperare in un’assunzione a tempo indeterminato che consentirà di guadagnare 1600 euro al mese. E’ il percorso che stanno seguendo i sei dottorandi del laboratorio ospitato al Cravino all’interno della «Nave» e una ricercatrice.
"Purtroppo nel nostro Paese non ci sono ricercatori a tempo derminato — dice il responsabile del Laboratorio, Giovanni Maga, virologo di 43 anni, l’unico assunto — ma anche all’estero non è una figura molto diffusa. Solo la Francia e la Spagna li hanno. In compenso, però, da noi ci sono anche pochi concorsi e non si possono più assumere ricercatori coi contratti quinquennali, come accadeva una volta al Cnr. Così chi torna dall’estero a 35 anni, avendo completato la propria formazione, non vede riconosciuta la professionalità acquisita, perché riesce a ottenere solo una borsa di studio da 1000 euro al mese, che deve essere periodicamente rinnovata».
SITUAZIONE avvilente, che costringe molti cervelli ad andare all’estero. «E non sarebbe negativo — aggiunge Maga — se altri ricercatori dall’estero venissero in Italia, cosa che non accade perché l’offerta che il nostro Paese può fare risulta poco appetibile». Eppure per amore della ricerca c’è chi passa dal camice bianco al grembiule andando a lavare i piatti nei momenti liberi, e chi a 30 anni è costretto a pesare sulle spalle dei genitori o di un marito. «Un lavoro che non si farebbe mai se non ci fosse passione — prosegue il virologo —. Io stesso, se non avessi la passione, non passerei gran parte del mio tempo a cercare finanziamenti per nuovi progetti. Eppure per far funzionare questo laboratorio basterebbero 100mila euro l’anno per dare due assegni di ricerca da 25mila euro, borse di studio per 18mila e acquistare materiale per 30mila». Ma anche quei pochi fondi spesso mancano.
di MANUELA MARZIANI
Fonte:http://quotidianonet.ilsole24ore.com/20 ... isti.shtml