I racconti del LeD!
Inviato: 06/06/2008, 1:43
Apocalisse Blu
Una notte cupa, senza stelle, gravava sull’addormentata città di Trafalmignòt.
Neanche la luna rischiarava un po’ il fosco panorama perchè coperta da minacciose nubi. Nel vicino bosco di Merdràl i gufi e le civette intonavano il loro sinistro concerto fatto di striduli versi, mentre i lupi si aggiravano affamati tra gli alberi e i cespugli.
In una radura di detto bosco si erano accampati alla bell’e meglio Belisario di Cappadocia, valoroso cavaliere errante e il suo fedele scudiero Crapone Menefegazzo.
Presto l’aurora dalle dita rosate venne a scacciare quell’atmosfera demoniaca offrendo l’unico spettacolo che sia riuscito a Dio nella Creazione.
A oriente, come al solito, sorse il poderoso astro solare che con i suoi raggi andò a bussare, delicatamente, sulle palpebre di Belisario.
Costui aprì gli occhi, stiracchiò le braccia e balzò in piedi con slancio. Prese la bisaccia e si bagnò vigorosamente il viso. Poi a gran voce chiamò Crapone. “Ehy, Crapone, sveglia! Ci aspetta un’altra gloriosa giornata piena di fantastiche avventure!”
“Mi scusi, vossignoria,” disse Crapone con la voce ancora impastata dal sonno, "prima delle avventure non potremmo fare una tappa alla locanda? Son due giorni che non mangiamo...”
“Taci, o gretto plebeo! Quello che conta sono le imprese memorabili! Mangeremo quando capiterà. Vai a prendere i cavalli, ci aspetta una lunga cavalcata verso la lontana città di Postriboli."
Crapone, ammutolito dalla sferzata del suo padrone, andò a prendere i cavalli mente lo stomaco emetteva l’ormai consueto brontolio.
Dopo circa tre ore che cavalcavavo, i nostri eroi giunsero nei pressi del fiume Olezz e Belisario decise di fare lì la prima sosta per riposare le stanche membra e far abbeverare i cavalli.
Indi smontarono e con le briglie in mano si diressero verso il fiume quando, sulla riva, scorsero un poderoso cavallo nero.
“Guardi Signore, che bel cavallo!”, disse Crapone entusiasta.
“Sssh, Crapone! Non fare rumore. Voglio avvicinarmi piano piano, per catturarlo. E’ davvero una magnifica bestia. Lo monterò io e a te darò il mio così non sarai più costretto a stare sulla groppa di quel ronzino fetente.”
“Grazie, Signore.”
“Prego, ma sta fermo e zitto. Non vorrei che la nostra preda scappasse.”
Crapone serrò le labbra e restò immobile come una statua di cera mentre Belisario quatto quatto si avvicinava allo stallone nero. Dopo che il prode cavaliere ebbe fatto qualche passo il cavallo nero alzò la testa e guardò Belisario continuando a ruminare la sua erba. Belisario si arrestò e fissò negli occhi il cavallo. Continuarono a fissarsi per un po’ finchè il cavallo disse: “E allora? Che facciamo?”
A Crapone per poco non prese una sincope e spaventato urlò: “Signore il cavallo ha parlato!!”
“Ho sentito, Crapone. Guarda; ha una stella bianca sulla fronte. Dev’essere il leggendario Ducefalo, il cavallo magico.” Poi si rivolse all’equino parlante. “Sei tu Ducefalo, il cavallo dai mille prodigi?”
“Sì, sono Ducefalo, ma perchè dici mille prodigi? L’unico prodigio che faccio è che riesco a godere anche se mi hanno castrato da cucciolo.”
“Ah, e come fai?”
“Azo la coda."
Una notte cupa, senza stelle, gravava sull’addormentata città di Trafalmignòt.
Neanche la luna rischiarava un po’ il fosco panorama perchè coperta da minacciose nubi. Nel vicino bosco di Merdràl i gufi e le civette intonavano il loro sinistro concerto fatto di striduli versi, mentre i lupi si aggiravano affamati tra gli alberi e i cespugli.
In una radura di detto bosco si erano accampati alla bell’e meglio Belisario di Cappadocia, valoroso cavaliere errante e il suo fedele scudiero Crapone Menefegazzo.
Presto l’aurora dalle dita rosate venne a scacciare quell’atmosfera demoniaca offrendo l’unico spettacolo che sia riuscito a Dio nella Creazione.
A oriente, come al solito, sorse il poderoso astro solare che con i suoi raggi andò a bussare, delicatamente, sulle palpebre di Belisario.
Costui aprì gli occhi, stiracchiò le braccia e balzò in piedi con slancio. Prese la bisaccia e si bagnò vigorosamente il viso. Poi a gran voce chiamò Crapone. “Ehy, Crapone, sveglia! Ci aspetta un’altra gloriosa giornata piena di fantastiche avventure!”
“Mi scusi, vossignoria,” disse Crapone con la voce ancora impastata dal sonno, "prima delle avventure non potremmo fare una tappa alla locanda? Son due giorni che non mangiamo...”
“Taci, o gretto plebeo! Quello che conta sono le imprese memorabili! Mangeremo quando capiterà. Vai a prendere i cavalli, ci aspetta una lunga cavalcata verso la lontana città di Postriboli."
Crapone, ammutolito dalla sferzata del suo padrone, andò a prendere i cavalli mente lo stomaco emetteva l’ormai consueto brontolio.
Dopo circa tre ore che cavalcavavo, i nostri eroi giunsero nei pressi del fiume Olezz e Belisario decise di fare lì la prima sosta per riposare le stanche membra e far abbeverare i cavalli.
Indi smontarono e con le briglie in mano si diressero verso il fiume quando, sulla riva, scorsero un poderoso cavallo nero.
“Guardi Signore, che bel cavallo!”, disse Crapone entusiasta.
“Sssh, Crapone! Non fare rumore. Voglio avvicinarmi piano piano, per catturarlo. E’ davvero una magnifica bestia. Lo monterò io e a te darò il mio così non sarai più costretto a stare sulla groppa di quel ronzino fetente.”
“Grazie, Signore.”
“Prego, ma sta fermo e zitto. Non vorrei che la nostra preda scappasse.”
Crapone serrò le labbra e restò immobile come una statua di cera mentre Belisario quatto quatto si avvicinava allo stallone nero. Dopo che il prode cavaliere ebbe fatto qualche passo il cavallo nero alzò la testa e guardò Belisario continuando a ruminare la sua erba. Belisario si arrestò e fissò negli occhi il cavallo. Continuarono a fissarsi per un po’ finchè il cavallo disse: “E allora? Che facciamo?”
A Crapone per poco non prese una sincope e spaventato urlò: “Signore il cavallo ha parlato!!”
“Ho sentito, Crapone. Guarda; ha una stella bianca sulla fronte. Dev’essere il leggendario Ducefalo, il cavallo magico.” Poi si rivolse all’equino parlante. “Sei tu Ducefalo, il cavallo dai mille prodigi?”
“Sì, sono Ducefalo, ma perchè dici mille prodigi? L’unico prodigio che faccio è che riesco a godere anche se mi hanno castrato da cucciolo.”
“Ah, e come fai?”
“Azo la coda."