Annamaria Franzoni: "Voglio vedere i miei figli fuori"
Inviato: 22/08/2008, 11:57
Annamaria Franzoni: "Voglio vedere i miei figli fuori da questo carcere"
BOLOGNA, 22 agosto 2008 - E’ rinchiusa nel carcere bolognese della Dozza dal 21 maggio, dopo che la Cassazione l’ha condannata in via definitiva a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele. Ora la ‘mamma di Cogne’, Anna Maria Franzoni, ha chiesto di vedere gli altri due figli, Gioele e Davide, di 5 e 13 anni, fuori dal carcere, giudicando i colloqui alla Dozza dannosi per gli stessi figli. Dopo la sua richiesta, presentata a luglio, il giudice di sorveglianza Riccardo Rossi ha disposto una perizia psichiatrica sulla Franzoni e sui bambini, in base all’esito della quale prenderà una decisione. Le operazioni peritali inizieranno i primi di settembre.
Questa nuova richiesta, è prevedibile, scatenerà altre polemiche dopo quelle scoppiate nei mesi scorsi per i presunti privilegi concessi alla Franzoni da quando è detenuta. L’avvocato Paola Savio, legale di Anna Maria, proprio «per evitare polemiche strumentali», non conferma né smentisce di aver presentato, per conto della cliente, la richiesta. Tecnicamente, l’istituto giuridico utilizzato per chiedere di incontrare i figli fuori dal carcere è quello del «lavoro all’esterno», previsto all’articolo 21 della legge Gozzini.
Secondo quella norma, ai detenuti può essere concesso di lavorare fuori dal carcere: nei casi di omicidio, però, il recluso deve aver scontato almeno un terzo della pena. I legali della Franzoni chiedono al giudice un’interpretazione estensiva della norma, includendovi anche il caso di una madre che deve incontrare i figli in un ambiente che non ne pregiudichi i processi di crescita. Chiedendo peraltro il permesso fin da subito.
Il giudice ha scelto come consulenti lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Camerini, entrambi bolognesi, cui si affiancherà il neuropsichiatra Lodovico Perulli di Venezia, perito di parte nominato dalla Franzoni. Ariatti e Camerini hanno poi chiesto, come perito ausiliario, la psichiatra Laura Volpini, che sottoporrà Anna Maria al protocollo di valutazione ‘Stable 2000’, un test psichiatrico che valuta il rischio di recidiva per chi ha commesso reati violenti.
Il pool di psichiatri, che avrà un termine di 90 giorni per completare i lavori, incontrerà prima la mamma, poi i bambini. Dovranno valutare le condizioni psicologiche della madre (compresa l’idoneità genitoriale) e dei figli, per poi analizzare il loro rapporto. Alla fine, daranno un parere sull’opportunità degli incontri fuori dal carcere, come vorrebbe la Franzoni. Che è stata condannata per l’omicidio del figlio Samuele, morto a tre anni nella villetta di Cogne il 30 gennaio 2002.
Dopo la prima perizia psichiatrica, che l’aveva giudicata capace di intendere e di volere, Anna Maria si è sempre rifiutata di sottoporsi a un secondo esame. Ora invece, avendo lei stessa presentato la richiesta da cui nasce la consulenza disposta dal giudice Rossi, dovrebbe sottoporsi all’esame degli psichiatri. I quali potrebbero anche indicare una misura diversa rispetto al permesso, stabilendo che sia più utile fare gli incontri in un carcere attrezzato con strutture più idonee agli incontri con i bambini. Tipo quello di Venezia.
di GILBERTO DONDI
Sinceramente non so più se metterlo in cronaca o società, ormai è diventato un fenomeno medianico e sociale anche, personalemente qui non discute sulla sua colpevolezza o innocenza, però mi chiedo dove sono le migiaia di altre mamme che hanno bisogno di aiuto in situazioni simili, dove sono i giudici per le donne vittime di violenze che a loro volta commettono reati pure avendo figli, per salvarsi...scusate ma a me sembra che in Italia ci sia solo il Caso Cogne, Garlasco e l'omicio di Perugia stando perlomeno alla quantità di fonti informative gli "altri" sono solo trafiletti.
BOLOGNA, 22 agosto 2008 - E’ rinchiusa nel carcere bolognese della Dozza dal 21 maggio, dopo che la Cassazione l’ha condannata in via definitiva a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele. Ora la ‘mamma di Cogne’, Anna Maria Franzoni, ha chiesto di vedere gli altri due figli, Gioele e Davide, di 5 e 13 anni, fuori dal carcere, giudicando i colloqui alla Dozza dannosi per gli stessi figli. Dopo la sua richiesta, presentata a luglio, il giudice di sorveglianza Riccardo Rossi ha disposto una perizia psichiatrica sulla Franzoni e sui bambini, in base all’esito della quale prenderà una decisione. Le operazioni peritali inizieranno i primi di settembre.
Questa nuova richiesta, è prevedibile, scatenerà altre polemiche dopo quelle scoppiate nei mesi scorsi per i presunti privilegi concessi alla Franzoni da quando è detenuta. L’avvocato Paola Savio, legale di Anna Maria, proprio «per evitare polemiche strumentali», non conferma né smentisce di aver presentato, per conto della cliente, la richiesta. Tecnicamente, l’istituto giuridico utilizzato per chiedere di incontrare i figli fuori dal carcere è quello del «lavoro all’esterno», previsto all’articolo 21 della legge Gozzini.
Secondo quella norma, ai detenuti può essere concesso di lavorare fuori dal carcere: nei casi di omicidio, però, il recluso deve aver scontato almeno un terzo della pena. I legali della Franzoni chiedono al giudice un’interpretazione estensiva della norma, includendovi anche il caso di una madre che deve incontrare i figli in un ambiente che non ne pregiudichi i processi di crescita. Chiedendo peraltro il permesso fin da subito.
Il giudice ha scelto come consulenti lo psichiatra Renato Ariatti e il neuropsichiatra infantile Giovanni Camerini, entrambi bolognesi, cui si affiancherà il neuropsichiatra Lodovico Perulli di Venezia, perito di parte nominato dalla Franzoni. Ariatti e Camerini hanno poi chiesto, come perito ausiliario, la psichiatra Laura Volpini, che sottoporrà Anna Maria al protocollo di valutazione ‘Stable 2000’, un test psichiatrico che valuta il rischio di recidiva per chi ha commesso reati violenti.
Il pool di psichiatri, che avrà un termine di 90 giorni per completare i lavori, incontrerà prima la mamma, poi i bambini. Dovranno valutare le condizioni psicologiche della madre (compresa l’idoneità genitoriale) e dei figli, per poi analizzare il loro rapporto. Alla fine, daranno un parere sull’opportunità degli incontri fuori dal carcere, come vorrebbe la Franzoni. Che è stata condannata per l’omicidio del figlio Samuele, morto a tre anni nella villetta di Cogne il 30 gennaio 2002.
Dopo la prima perizia psichiatrica, che l’aveva giudicata capace di intendere e di volere, Anna Maria si è sempre rifiutata di sottoporsi a un secondo esame. Ora invece, avendo lei stessa presentato la richiesta da cui nasce la consulenza disposta dal giudice Rossi, dovrebbe sottoporsi all’esame degli psichiatri. I quali potrebbero anche indicare una misura diversa rispetto al permesso, stabilendo che sia più utile fare gli incontri in un carcere attrezzato con strutture più idonee agli incontri con i bambini. Tipo quello di Venezia.
di GILBERTO DONDI
Sinceramente non so più se metterlo in cronaca o società, ormai è diventato un fenomeno medianico e sociale anche, personalemente qui non discute sulla sua colpevolezza o innocenza, però mi chiedo dove sono le migiaia di altre mamme che hanno bisogno di aiuto in situazioni simili, dove sono i giudici per le donne vittime di violenze che a loro volta commettono reati pure avendo figli, per salvarsi...scusate ma a me sembra che in Italia ci sia solo il Caso Cogne, Garlasco e l'omicio di Perugia stando perlomeno alla quantità di fonti informative gli "altri" sono solo trafiletti.