Mac La Mente ha scritto:
Ed è per questo che mi piace...trovo già molto simpatico il protagonista!
Aspetto con ansia qualche passaggio...l'inizio è bello! Sono certo che anche la continuazione e l'evolversi della storia sia così!

Lo è!
Con un po' di ritardo

ecco una prima citazione dal romanzo della Mastrocola. E' il racconto del primo giorno di scuola superiore di Gaspare:
“Ci mandano tutti in palestra per dividerci in classi. A me tocca la 1a B e salgo insieme a uno che comincia con la G, ma il cognome tutto intero non mi resta in mente neanche un po': Mi metto nel banco con lui perchè è quello che mi sta più vicino, tanto non conosco nessuno e quindi fa proprio lo stesso con mi metto nel banco.
E allora inizia il mio primo giorno d liceo. Che è una di quelle cose che poi ti dovresti ricordare tutta la vita. Io invece è meglio che me lo dimentichi, perchè questo benedetto primo giorno lo passo guardando scarpe.
Dico le scarpe dei miei compagni. Perchè loro le guardano a me. Guardano e ridono. E io allora mi metto a fare uguale, solo che io non rido.
Anche perchè m'ero messo in mente tutta un'altra cosa, e cioè che il primo giorno di liceo si fanno gi cose toste. E questo perchè me lo aveva detto mio padre: vedrai che fin dal primo giorno te ne accorgi com'è dura. Però mio padre di liceo cosa vuoi che ne sappia, e infatti aveva torto.
Gli insegnanti ci spiegano che i primi giorni non si fa scuola, è vietato; si fa l'accoglienza. Ci porteranno in giro a conoscere la scuola, tipo le scale, la palestra, i bagni. Cioè non ci insegneranno niente, i primi giorni. E questo cinque ore al giorno per una settimana, che infatti si chiama la “la settimana dell'accoglienza”. Dicono che così ci passa la paura perchè vediamo che andare al liceo è come bere un bicchiere d'acqua.
Peccato. Perchè, siccome me lo aveva detto mio padre, io mi ero immaginato che era bello tosto il liceo, non un bicchiere d'acqua che, se era solo per quello, me lo potevo bere tranquillamente a casa mia senza farmi questo migliaio di chilometri che mi sono fatto per venire qui.
Comunque non è che io il primo giorno abbia voglia di passarmelo così, a guardare scarpe. Però siccome lo fanno tutti , mi dico: sta' a vedere che qui usa così, magari è un sistema per conoscersi. Invece dopo un po', neanche poi tanto, capisco: nessuno ha addosso le scarpe come le mie. E il perchè di questo io non lo so, ma è così e basta, e la vita è quella che è , dice sempre mio padre, e quindi bisogna prenderla com'è.
Smetto di guardare scarpe solo quando ci danno i test d'ingresso. Ci dicono che serve per capire il nostro livello, e io non lo capisco qual è il mio livello, cioè quale dovrebbe essere, perchè ci danno l'esercizio: “Distingui l'articolo determinativo dall'indeterminativo”, ad esempio:
il cammello determinativo,
un passero indeterminativo. Cose che io personalmente ho fatto alle elementari, gli altri non so. Gli altri forse hanno fatto altro, tipo astronomia o statistica, non grammatica; oppure agli altri piace tprnare indietro e rifare le stesse cose, non so. Comunque non protestano per niente, anzi, mi sembrano contenti, e allora anch'io non dico niente, cosa vuoi che dica?”
Paola Mastrocola – Un barca nel bosco
Guanda 2004, pp. 13- 14