E' vero, l'uomo ormai non c'è più

ma giustizia è stata fatta! A seguito della sua morte, era stata aperta un'indagine su un caso di malasanità che ora è giunto al termine con la condanna dei medici e il risarcimento ai familiari della vittima!
Malasanità, morì di peritonite condannati ospedale e medici
Saranno risarciti con quasi 400mila euro i familiari di un 60nne ucciso da una peritonite diffusa da perforazione di ulcera duodenale che i medici avevano invece scambiato per una "distrazione della muscolatura addominale". Lo ha stabilito il giudice della quinta sezione civile Iole Fontanella nella causa contro tre medici dell'ospedale Uboldo, a Cernusco sul Naviglio
(Milano), un medico di famiglia, la gestione liquidatoria dell'ex Ussl 27 e le rispettive assicurazioni
Saranno risarciti con quasi 400mila euro i familiari di un 60nne ucciso da una peritonite diffusa da perforazione di ulcera duodenale che i medici avevano invece scambiato per una "distrazione della muscolatura addominale". Lo ha stabilito il giudice della quinta sezione civile Iole Fontanella nella causa contro tre medici dell'ospedale Uboldo, a Cernusco sul Naviglio, un medico di famiglia, la gestione liquidatoria dell'ex Ussl 27 e le rispettive assicurazioni.
Il decesso del paziente risale al 28 febbraio 1997. Sei giorni prima si era presentato al pronto soccorso dell'ospedale Uboldo lamentando forti dolori addominali. I medici, però, hanno erroneamente diagnosticato una distrazione della muscolatura addominale e lo hanno dimesso dopo un'iniezione di Voltaren. Il 60enne si era ripresentato di nuovo in ospedale il giorno dopo, continuando a lamentare i dolori, ma ancora una volta era stato rispedito a casa dopo una seconda iniezione di antidolorifico. Il 25 febbraio, dopo essersi consultato con il proprio medico di base, P.R. si è rivolto a un altro ospedale, quello di Melzo, dove è stato ricoverato d'urgenza per peritonite, ma l'intervento chirurgico non è riuscito a salvarlo.
Ora nella sentenza, con cui il giudice riconosce ai parenti della vittima un risarcimento di 375mila euro tra danni patiti e spese legali, Fontanella scrive che da parte dei medici sono stati "omessi elementari, abituali e fondamentali accertamenti diagnostici", rimarcando la "vera e propria imprudenza" del medico che aveva somministrato il Voltaren alla vittima. "È principio noto e consolidato - aggiunge il giudice - che nel sospetto di una patologia addominale, in assenza di approfondimento clinico-diagnostico, non si devono somministrare farmaci antidolorifici che mascherano l'unico sintomo clinico obiettivo, sviando l'indagine". La colpa del medico di famiglia, secondo il giudice, si ravvisa nel fatto che ha tardato diversi giorni a consigliare al suo paziente, che nemmeno riusciva a uscire di casa, di farsi ricoverare.
fonte:
Milano - La Repubblica