- seconda parte -
Il piano eGov 2012, capitolo salute, registra l'oggi (con l'80% dei medici di base dotato di pc e, tra loro, una metà connessa a Internet) e pianifica il domani, quando ogni cittadino avrà il proprio "fascicolo sanitario elettronico", una biografia per malattie consultabile da qualsiasi medico. "Serviranno 4-5 anni per i primi risultati" ammette l'ingegner Donzelli. Nell'attesa di fare l'unità d'Italia, tuttavia, per certe regioni il futuro è già un'abitudine.
I 400 mila assistiti della Usl 9 di Treviso, ad esempio, non dovranno attendere alcun miracolo. "Ogni loro referto, esami di laboratorio o radiologici, è custodito in un sito al quale chi li curerà potrà accedere" spiega entusiasta il dottor Claudio Dario, direttore generale dell'unità sanitaria d'eccellenza e capofila del consorzio Arsenal. Alla sicurezza dei dati provvede PosteCom, il braccio telematico delle Poste. E l'idea è piaciuta così tanto che altre regioni hanno già chiesto di copiarla tale e quale.
La "argenteria" di cui Dario va ancora più fiero si chiama però Health Optimum. "Prima chi aveva un trauma cranico si rivolgeva al pronto soccorso più vicino. Nel dubbio se andasse operato veniva imbarcato su un'ambulanza alla ricerca di un centro neurochirurgico disponibile. Nel tragitto qualcuno moriva, com'è successo in Puglia.
Ora i 36 pronto soccorso del Veneto sono stati messi in rete con i 7 centri neurochirurgici. Dovunque venga accettato, al paziente si fa una tac e le immagini spedite elettronicamente a uno specialista. Questi deciderà se deve spostarsi o no. Risultato? Otto su dieci restano dove sono. E anche quando sono trasferiti la sala operatoria sa esattamente cosa aspettarsi".
Questa anteprima di democrazia sanitaria, per cui chi si fa male alla periferia ha le stesse probabilità di ricevere cure buone come al centro, è costata 5,4 milioni di euro. Tanti soldi in assoluto, poco più di un euro a testa se si divide per gli abitanti della regione.
"La verità è che non esiste più un sistema sanitario nazionale ma 21 repubbliche della salute, considerando le autonomie di Trento e Bolzano" osserva Raffaele Bernardini, direttore di Telemeditalia. Per come la racconta lui la corsa italica sul circuito cybermedicale è una schizofrenica serie di stop-and-go: "Ogni regione fa quel che vuole, fregandosene dei cosiddetti "livelli essenziali di assistenza" richiesti dalla legge".
Anche parlare di regioni "avanti" - tipo le solite note Veneto, Lombardia, Emilia Romagna - è un azzardo perché in verità la differenza, mancando una regia chiara, la fanno le iniziative individuali. "Siamo un paese Arlecchino, largamente superato dal resto d'Europa, dove si scopre che magari in Puglia c'è un ottimo servizio di telecardiologia, della Calabria non si sa nulla e in Lazio saltan fuori punte di eccellenza".
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fonte:
Repubblica