Beh, mi sembra giusto che si riposino, no? Immagino quanto sia stancante!
A Montecitorio l'iPad è diventato onorevole
Marco Milanese è un deputato del Pdl, braccio destro del ministro Giulio Tremonti. Mentre alla Camera il dibattito era paralizzato dall'ostruzionismo dell'opposizione sul processo breve, il parlamentare, con un abile gesto dell’indice, ha mandato il bomber a un impatto straordinario: la palla ha scavalcato la barriera e si è infilata sotto l’incrocio dei pali, col portiere vanamente proteso in tuffo. Un’improvvisa vampata dell’aula con applauso ha scosso Milanese, il quale per una frazione di secondo si era forse risvegliato all’Olimpico di Roma (di Torino). Grazie iPad è il caso di dire.
Qualche tempo fa a essere beccato era stato Simeone Di Cagno Abbrescia, deputato del Pdl che ad inizio febbraio era stato fotografato mentre consultava un sito di escort. E ora tocca a due esponenti del neonato Fli di Gianfranco Fini. Durante il dibattito sul “processo breve” gli onorevoli Roberto Menìa e Daniele Toto, in questo ben imitati da altri al loro fianco che per passare il tempo consultavano il loro pc o leggevano il giornale, sono stati fotografati mentre giocavano a Racket Bird 3D sul loro Ipad. Solo quando hanno sentito il rumore dello scatto prodotto dai fotografi piazzati, come sempre, sopra di loro, si sono voltati sorridendo e al tempo stesso coprendo lo schermo con le mani anche se ormai la frittata era fatta.
Ma non finisce qui. In Aula si è svolta la classica sfida fra cyber eserciti perfettamente progettati per la craniata frontale: ogni deputato, di destra e di sinistra, pareva fare e dire in base al software, e fino alla parodistica scena di Tonino Di Pietro che interviene per le dichiarazioni di voto col codice di procedura penale sul banco. Persino allo schema a sorpresa, di quelli lungamente studiati in allenamento, non è riuscito di sparigliare: Roberto Giachetti, segretario d’aula del Pd si era impegnato in uno sfiancante su e giù per le scale, a raggiungere i colleghi di partito con foglietti di carta ognuno dei quali conteneva - si sarebbe scoperto poi - un articolo della Costituzione.
E meno male, dunque, che c’è l’iPad. Una profusione di tavolette. Specie a destra, non c’è parlamentare che non lo possegga e non lo maneggi. A parte quelli ispirati da Milanese, e afflitti dalla difficoltà di centrare il sette, i più scorrazzavano lungo i video di YouTube e le piccanterie di Dago. Il leghista Giacomo Chiappori si applicava a un solitario di carte. L’ex ministro Antonio Martino a una specie di Tetris. Il pidiellino Giulio Marini era alle prese con un complicatissimo gioco di pallette da tennis, o qualcosa del genere, che tendono a moltiplicarsi fino a invadere lo schermo. La sfortuna di costoro è di alloggiare proprio sotto le tribune dei giornalisti mentre i deputati di sinistra sono sovrastati dalle tribune degli ospiti che ieri sono state occupate anche da una delegazione di diplomatici iraniani, e soprattutto diplomatiche col velo nero, contro i quali si è rivolta, con gesti e urla, l’onorevole Souad Sbai, nata in Marocco e particolarmente sensibile alle questioni femminili nel mondo arabo.
Giusto un diversivo, perché per il resto la litania non si è interrotta neppure in serata, dopo la sospensione per la cena. Lo schema era chiaro. Quelli del Pdl tutti zitti per non perdere tempo (la legge bisogna votarla entro oggi, quando la seduta riprenderà, perché non ci siano ripercussioni penali sul presidente del Consiglio e di carriera sui suoi eletti). Quelli del Pd (terminata la Costituzione) per le medesime ragioni sono intervenuti nel numero massimo possibile, e sostanzialmente per dire vergogna, sfregio, maledizione, poveri magistrati, eccetera. Quelli dell’Italia dei Valori non erano da meno: la loro era una Spoon River dell’Italia contemporanea, un deputato ricordava i morti dell’Aquila, un altro quelli di Viareggio, un terzo quelli della Thyssen, e nella loro opinione rimarranno senza giustizia a causa della prescrizione. Ecco, proprio mentre era il turno del cognato di Di Pietro, Gabriele Cimadoro, le pallette gialle avevano già invaso metà schermo dell’iPad di Giulio Marini, che tuttavia si batteva con vigore e coraggio...
fonte:
Affaritaliani Libero