pagg 69,70,71 .. è un po' lungo lo so
A primavera sui davanzali delle nostre case sbocciano i gerani. Le sorelle se ne infilano una ciocca fra i capelli; picchiano col battipanni, allegramente, sulle coperte, prima di riporle sul piano dell'armadio, insieme ai cappotti, che hanno rammendi ai gomiti e il bavero rovesciato. Da una finestra all'altra delle case, dall'una all'altra strada del Quartiere, il motivo di una canzone è ripreso da cento voci: lo interrompono dialoghi e richiami gridati dalle stanze, nelle quali circola l'aria della nuova stagione, che sa di foglie d'albero e di segatura bagnata.
Il bandolero stanco
scnde la Sierra misteriosa,
sul suo cavallo bianco
spicca la vampa di una rosa...
dice la canzone. Il nostro dialetto acquista una castità antica: le voci che se lo rimandano di camera in camera, di vicolo in vicolo, hanno un'affezione particolare nel loro suono, come emesse da labbra dissetatesi a una sorgente, stillanti alla luce diafana del primo mattino, sotto la quale le facciate delle case acquistano una dignità nel loro squallore di mattoni scoperti e docce arrugginite.
il Bar San Piero ha smontato la sua porta a vetri: invade il marciapiede la teglia dei bomboloni avvoltati nello zucchero, fragranti di vainiglia (non è un errore. è proprio scritto così). I trippaio è davanti al suo carretto: fuma nella vaschetta il lampredotto appen abollito; gli si affollano intorno i garzoni del Quartiere col pane crccante fra le mani, per la prima colazione: si puliscono le dita sul fondo dei calzoni per servirsi un pizzico di sale. Il fornaio è in maglietta e mutande sulla soglia del negozio. Passa il cenciaiuolo col suo richaiamo e il barroccino spinto da un ragazzo. Col sacco sulle spalle, un giovane di diverso accento lancia per Via dell'Agnolo il grido quotidiano: "Compro capelli caduti dal pettine". Dice la canzone:
Quel fiore di primavera
vuol dire fedeltà,
alla sua capinera
egli lo donerà...
E il giovinetto, dall'alto del suo triciclo carico di latte di benzina, interrompe il canto per sterzare arditamente sulla ragazzina impacciata: "Badi, ooh!" gridandole sul viso.
Dalle spallette dell'Arno, su cui una nebbia leggera tarda a diradarsi, i pescatori sono tutt'occhi al turacciolo che galleggia sulla corrente: hanno affidato la canna sul parapetto con un chiodo, accendono un mezzo sigaro nell'attesa. Il lungo filo della lenza si sperde nella rifrazione.
Il nostro Quartiere è desto e sonante d'umanità e di veicoli.



