- IL SERBO E' DI NUOVO NUMERO TRE DEL MONDO
+ Djokovic scala la classifica Atp
+ Montreal, Djokovic batte Nadal e Federer
A Montreal ha battuto in finale
il campione svizzero. S’avvicina
a Federer e Nadal: “Non possono
vincere sempre loro
STEFANO SEMERARO
Il cast si è allargato, alleluia. Avevamo lasciato Parigi e Londra con due primedonne assolute, Federer e Nadal. Ancora loro. Sempre loro. Ci ritroviamo, a meno di due settimane dal debutto a New York nell'ultimo Slam della stagione, con tre tenori. L'ultimo, Novak Djokovic, si è guadagnato il posto in cartellone domenica sera sul cemento francofono di Montreal, Canada. Due tie-break gestiti da campione, la finale scippata con irridente perfidia a Roger Federer al terzo set. L'enfant terrible di Belgrado a un certo punto si è permesso addirittura di «scherzare» il Migliore, palla corta e pallonetto, come fanno i maestri nei circoli con gli allievi sgobboni ma stolidi. Con quel sorrisetto da prendingiro, non contento, lo ha burlato anche dopo la partita: «Su, non arrabbiarti, Roger, non puoi vincere sempre tutto tu!». Roger sorrideva. E rosicava.
Antipatico, arrogante? No, perché Novak, il ragazzo che ride, sa scherzare su se stesso anche se la situazione è delicata. Come quando, sempre durante la premiazione, ha reagito con classe suprema a una raggelante gaffe geo-politica del presentatore («Dalla Croazia, Noooovak Djoo-koo-vic!»). «Sono certo che questo non è il tipo di errore che il signore qui accanto aveva voglia di fare - ha sogghignato fra l'ilarità generale -. Ma io sono serbo, non croato. Okay, okay, non sono arrabbiato, davvero. Anzi, diciamo che è uguale». Battutina sul filo del taglientissimo rasoio patriottico, considerando il passato recente dei Balcani. Ma lui, imitatore sublime di tutti i colleghi negli spogliatoi, comico nato, spirito acceso, testa a capocchia di fiammifero, naso e occhietti da Lucignolo installati su un fisico muscolosetto e flessibilissimo nonostante l'altezza (187 cm), giustamente se ne frega.
«Nole» non è certo uno sconosciuto, intendiamoci. Ha vinto sei tornei Atp, quest'anno è arrivato in semifinale al Roland Garros e a Wimbledon. Dove ha perso, rispettivamente, da Federer e da Nadal. A Montreal però ha messo lo stampo sul torneo, il suo secondo Masters Series della stagione, con una sicurezza sovrana che non si vedeva dai tempi di Boris Becker. Nel '94 Bum Bum fu l'ultimo a fare fuori nello stesso torneo, a Stoccolma, i primi tre giocatori del mondo: Sampras, Ivanisevic e Stich. Novak a Montreal ha seccato uno dopo l'altro Roddick, Nadal e Federer, riprendendosi la terza piazza del ranking. Il primo successo contro il n. 1, fra l'altro, è arrivato dopo 4 sconfitte comunque tirate e decorate dai sopraccigli sollevati da Federer davanti alle incontinenze verbali del bimbo («Il prossimo numero uno sarò io»). Altro che giovane rampante, insomma. Novak è un fuoriclasse fatto, farcito della giuste dose di sfrontatezza che, come ha osservato McEnroe, è il marchio dei predestinati: non rifinito in tutto - ha solo vent'anni in fondo - ma già capace di lasciare insonni Nadal e soprattutto Federer, artista sublime che però soffre fino allo strazio gli avversari capaci di sfidarlo sul piano del carattere, della spavalderia, pugnetto contro pugnetto, neurone contro neurone. Quelli che sanno, che lui sa, che loro sanno di poterlo battere. Giusto il territorio di Djokovic: in semifinale Novak ha annullato tutte le otto palle-break che si era riuscito a procurare Nadal, domenica nel primo set ha cancellato sei set-point sei a un Federer coniglioso e stizzito. Nervi di ferro, il serbo.
A preoccupare i due mattatori è soprattutto la facilità con cui Djokovic estrae punti vincenti dal suo dritto strappacartilagini, giocato frontalissimo, con un’impugnatura estrema e un gioco di polso che gli consentono angoli quasi da mancino. Un colpo al livello di quelli, diversamente mirabili, di Roger e Rafa. Recupera divinamente, Nole, smestolando il rovescio bimane e disossato alla Mecir. E già solido al servizio, sa usare il drop-shot. A rete va di rado ma con sempre maggior sicurezza, istruito ad hoc - e part-time - dall'ex grande doppista australiano Woodforde.
Sul cemento di Flushing Meadow, prima ancora di Nadal, sarà lui la vera mina anti-Federer. Il ragazzino innamorato di tennis, cresciuto nella pizzeria di montagna dei giocatori, scoperto come altri talenti serbi da Jelena Gancic, emigrò prima in Germania, poi in Italia da Riccardo Piatti e ora si allena con l'ex pro ceko Marian Vajda. Gli attribuiscono un flirt con Ana Ivanovic, la finalista di Parigi che domenica ha completato il trionfo serbo vincendo a Los Angeles. «Ma la verità è che siamo solo molto amici - puntualizza lui -. Mio zio e suo padre erano compagni di scuola, io e Ana da piccoli ci allenavamo e giocavamo insieme a nascondino, tutto qua». Il suo vero amore si chiama Jelena, studia alla Bocconi di Milano e non a caso Nole, oltre che serbo, inglese, francese e tedesco, con tutte le sue frequentazioni nostrane parla benino anche l'italiano. Sapesse cantare, sarebbe perfetto per l'opera che pare allestita da questo festival estivo del tennis: Nadal nel ruolo del focoso Otello, Federer in quello dell'elegante Roderigo, la Ivanovic ovvia Desdemona. E Djokovic, con il sorrisino da Jago, a scompigliare i piani di tutti. Il 27 agosto prenderanno il via sul cemento di Flushing Meadows a New York gli Us Open, l'ultimo Grande Slam della stagione, quello che, al di là delle medie fredde del computer, battezzerà il campione morale del 2007 e distribuirà un montepremi complessivo record di 19.6 milioni di dollari (che diventeranno 22.2 se il vincitore sarà lo stesso delle Us Open series). Il n.1 di Roger Federer, campione uscente, che quest'anno ha già vinto gli Australian Open e Wimbledon ed è giunto in finale a Parigi, non è in discussione, ma dopo la sconfitta di Montreal con Djokovic il suo dominio sulle superfici veloci è incrinato. Suoi principali avversari sono Rafael Nadal, tri-campeon al Roland Garros, quindi il giovane serbo Djokovic e il cannoniere americano Andy Roddick, mentre è in dubbio la presenza del talento inglese Andy Murray, infortunato al polso. Fra le donne il punto interrogativo più grande riguarda Maria Sharapova, la campionessa uscente n. 2 del mondo, anche lei tormentata da un ricorrente malanno alla spalla.
STEFANO SEMERARO
http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni ... girata.asp
Nokia (uno dei tanti soprannomi di Djokovic) é stato incredibile, una partita bellissima

oltrettto é un ragazzo normale, non é un peso massimo. Ha un bel tennis pulito e fantasioso
