Insomma, se ho ben capito, sarà sempre più simile a un computer. Per quanto io ritenga che un telefono dovrebbe fare prima di tutto il telefono, non mi dispiace questa evoluzione, tanto più che, sempre se ho ben capito, chi non li desidera potrà evitare di farsi installare i servizi aggiuntiviMac La Mente ha scritto: Mi spiego meglio...avendo a disposizione un sistema operativo al suo interno che permette modifiche, se l'acquirente è una persona che utilizza molto la posta e le email, ma poco i lettori multimediali, il commesso o chiunque sappia mettere mani, potrà agevolare questi servizi rispetto agli altri!...naturalmente vale anche il viceversa!
Google sfida Microsoft
You have to be trusted by the people that you lie to
So that when they turn their backs on you
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Esatto! Sisisisi, è così!Vianne ha scritto: Insomma, se ho ben capito, sarà sempre più simile a un computer. Per quanto io ritenga che un telefono dovrebbe fare prima di tutto il telefono, non mi dispiace questa evoluzione, tanto più che, sempre se ho ben capito, chi non li desidera potrà evitare di farsi installare i servizi aggiuntivi
...il telefono del futuro, quello che Google sta progettando, sarà simile ad un pc grazie alla presenza del sistema opertivo e delle funzioni che questo permetterà di avere!
I servizi che verranno installati o meglio, quelli che potrebbero essere installati sono a discrezione dell'utilizzatore finale! Non male! Staremo a vedere come andrà a finire questo progetto, sono curiosissimo!
...la testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione!...
...le pagine di questo "libro" vengono scritte ogni giorno...da tutti noi!
...perchè pensare non è reato! Regalami un pensiero...
un anziano che muore è una biblioteca che brucia
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Bene! Bene! Bene! E' bellissimo leggere notizie di questo tipo!
...giorni fa avevamo dato la notizia che Google aveva iniziato lo sviluppo di una tecnologia per cellulari con l'introduzione di un sistema operativo (al loro interno) open source...questo sistema operativo naturalmente deve essere scritto e progettato!...ok, oggi si viene a sapere che a causa delle leggi italiane, i programmatori nostrani non possono partecipare al concorso indetto dal gigante dei motori di ricerca per via della burocrazia presente nel paese!
Riporto la notiza nel post successivo...
...giorni fa avevamo dato la notizia che Google aveva iniziato lo sviluppo di una tecnologia per cellulari con l'introduzione di un sistema operativo (al loro interno) open source...questo sistema operativo naturalmente deve essere scritto e progettato!...ok, oggi si viene a sapere che a causa delle leggi italiane, i programmatori nostrani non possono partecipare al concorso indetto dal gigante dei motori di ricerca per via della burocrazia presente nel paese!
Riporto la notiza nel post successivo...
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Il gigante web esclude gli sviluppatori software del nostro paese
dalla competizione. "C'è troppa burocrazia, magari in futuro..."
Google, Italia fuori dal concorso da 10 milioni di dollari per Android
Google ha indetto un super concorso da 10 milioni di dollari, per gli sviluppatori di software per cellulari, sulla nuova piattaforma Android: peccato che dall'Italia non vi si possa partecipare. Colpa di leggi italiane sfavorevoli, spiega Google. Colpa della burocrazia, insomma, che richiederebbe a Google speciali requisiti aggiuntivi per lanciare il concorso, in Italia. Tra gli esclusi, ci troviamo in buona compagnia (si fa per dire): non si può partecipare nemmeno da Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Burma (Myanmar), né dalla provincia canadese del Quebec.
Il Quebec e l'Italia, spiega Google, sono i soli esclusi a causa delle restrittive norme locali. Gli altri invece sono banditi a causa delle leggi Usa. "Il problema è che le norme italiane ci avrebbero obbligato a lungaggini - fanno sapere da Google - e non avremmo potuto far partire il concorso nei tempi previsti. Stiamo valutando se inserire l'Italia in un secondo momento, a concorso già iniziato".
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l'intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un'associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Il tutto si traduce in un'occasione sprecata per l'imprenditoria italiana e per creativi informatici che vogliono farsi strada nel nuovo promettente mercato dei software per cellulari. Reso ancora di più interessante appunto dal lancio di Android, sistema operativo aperto che sarà in qualche cellulare nel 2008 e per il quale qualsiasi sviluppatore potrà lanciare proprie applicazioni.
Ecco infatti le caratteristiche del concorso: partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.
fonte: Repubblica
dalla competizione. "C'è troppa burocrazia, magari in futuro..."
Google, Italia fuori dal concorso da 10 milioni di dollari per Android
Google ha indetto un super concorso da 10 milioni di dollari, per gli sviluppatori di software per cellulari, sulla nuova piattaforma Android: peccato che dall'Italia non vi si possa partecipare. Colpa di leggi italiane sfavorevoli, spiega Google. Colpa della burocrazia, insomma, che richiederebbe a Google speciali requisiti aggiuntivi per lanciare il concorso, in Italia. Tra gli esclusi, ci troviamo in buona compagnia (si fa per dire): non si può partecipare nemmeno da Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Burma (Myanmar), né dalla provincia canadese del Quebec.
Il Quebec e l'Italia, spiega Google, sono i soli esclusi a causa delle restrittive norme locali. Gli altri invece sono banditi a causa delle leggi Usa. "Il problema è che le norme italiane ci avrebbero obbligato a lungaggini - fanno sapere da Google - e non avremmo potuto far partire il concorso nei tempi previsti. Stiamo valutando se inserire l'Italia in un secondo momento, a concorso già iniziato".
Da noi ci sono infatti norme che in tempi di internet hanno sapore borbonico e che spaventerebbero qualsiasi organizzatore di concorsi internazionali. Per prima cosa, bisogna depositare una somma di garanzia, in anticipo, per coprire l'intero valore del concorso. Insomma, Google dovrebbe stanziare 10 milioni di dollari in un conto corrente solo per lanciare il concorso in Italia. Poi, in Italia i premi dovrebbero essere assegnati in presenza di un notaio e di un rappresentante di un'associazione dei consumatori riconosciuta; Google dovrebbe infine compilare moduli e fare registrare il concorso da due ministeri e dai monopoli di Stato.
Il tutto si traduce in un'occasione sprecata per l'imprenditoria italiana e per creativi informatici che vogliono farsi strada nel nuovo promettente mercato dei software per cellulari. Reso ancora di più interessante appunto dal lancio di Android, sistema operativo aperto che sarà in qualche cellulare nel 2008 e per il quale qualsiasi sviluppatore potrà lanciare proprie applicazioni.
Ecco infatti le caratteristiche del concorso: partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.
fonte: Repubblica
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Eehehehe...dopo aver dato la brutta notizia sulla non-partecipazione dell'Italia al concorso indetto da Google per sviluppare il suo sistema operativo per cellulari...ecco una buona "scorciatoria" che permetterà di accantonare un po' i vari iter-burocratici presenti nel nostro paese e che in questo caso mettono soltanto i bastoni tra le ruote! 
...riporto nell'altro post la notizia...
...riporto nell'altro post la notizia...
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Il nostro paese escluso dalla sfida internazionale lanciata da Google per lo sviluppo di una piattaforma per cellulari
"Troppi problemi legali". Ma un professore di diritto indica una scappatoia per aggirarli e riammetterci alla sfida
Concorso Android, spunta una soluzione
Il docente-blogger: "l'Italia può partecipare"
Roma - Per l'Italia e Android non tutto è perduto. C'è una scappatoia per aggirare l'esclusione decisa da Google per il nostro paese - ed altri - dal concorso internazionale da 10 milioni di dollari per lo sviluppo di una piattaforma per cellulari "Android".
A suggerirla è il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it), ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna. Google aveva comunicato nei giorni scorsi che dall'"Android Challenge" erano esclusi, oltre che gli italiani, anche gli abitanti della regione canadese del Québec per non meglio specificate "restrizioni locali", probabilmente legate alla necessità di immobilizzare su un conto corrente l'intero ammontare del premio, e di assegnarlo davanti a un notaio.
Da ieri la possibile soluzione sta facendo il giro dei blog nazionali: Scorza "suggerisce" ai legali che assistono Google di leggere l'articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come "corrispettivo di prestazione d'opera" o come "riconoscimento del merito personale o un titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività".
"Un'iniziativa quale l'Android Challenge - commenta il docente-blogger - rientra certamente in tale esclusione e, quindi a essa non si applica la speciale disciplina che potrebbe aver scoraggiato Google, con la conseguenza - conclude Scorza - che sarebbe auspicabile un'immediata sua riapertura anche al pubblico italiano".
Il concorso internazionale partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.
fonte: Repubblica

"Troppi problemi legali". Ma un professore di diritto indica una scappatoia per aggirarli e riammetterci alla sfida
Concorso Android, spunta una soluzione
Il docente-blogger: "l'Italia può partecipare"
Roma - Per l'Italia e Android non tutto è perduto. C'è una scappatoia per aggirare l'esclusione decisa da Google per il nostro paese - ed altri - dal concorso internazionale da 10 milioni di dollari per lo sviluppo di una piattaforma per cellulari "Android".
A suggerirla è il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it), ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna. Google aveva comunicato nei giorni scorsi che dall'"Android Challenge" erano esclusi, oltre che gli italiani, anche gli abitanti della regione canadese del Québec per non meglio specificate "restrizioni locali", probabilmente legate alla necessità di immobilizzare su un conto corrente l'intero ammontare del premio, e di assegnarlo davanti a un notaio.
Da ieri la possibile soluzione sta facendo il giro dei blog nazionali: Scorza "suggerisce" ai legali che assistono Google di leggere l'articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come "corrispettivo di prestazione d'opera" o come "riconoscimento del merito personale o un titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività".
"Un'iniziativa quale l'Android Challenge - commenta il docente-blogger - rientra certamente in tale esclusione e, quindi a essa non si applica la speciale disciplina che potrebbe aver scoraggiato Google, con la conseguenza - conclude Scorza - che sarebbe auspicabile un'immediata sua riapertura anche al pubblico italiano".
Il concorso internazionale partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.
fonte: Repubblica
...la testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione!...
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- Iscritto il: 12/07/2006, 13:20
Altra notizia che riguarda il mondo di Google! Questa volta è stata effettuata una stima sulla perdita che un tasto provoca all'azienda...si vede che può permetterselo
...un tasto che personalmente avevo notato, ma non l'ho mai utilizzato!
- prima parte della notizia -
Sergej Brin spiega le ragioni della sua sopravvivenza
Google, quel tasto da 110 milioni di dollari
L'opzione «mi sento fortunato» è usato pochissimo e fa perdere moltissimi soldi
Washington - Chi fra di voi utilizza più o meno abitualmente il tasto «mi sento fortunato» sulla pagina di ricerca di Google alzi la mano. E si senta inoltre un po' in colpa, poiché la sua fortuna, e quella di chi come lui usa il tasto in questione, fa perdere alla compagnia californiana circa 110 milioni di dollari all'anno.
Il tasto della fortuna - Sin dalla sua nascita, nel 1998, nella pagina iniziale di Google si trova da sempre il tasto «mi sento fortunato», posizionato accanto alla maschera di ricerca. La funzione di tale opzione sembra però essere sconosciuta ai più, perfino ai più fedeli utilizzatori del motore di Mountain View. L'utilizzo di tale bottone, in realtà, porta l'utente direttamente alla prima delle pagine che il motore di ricerca ha trovato in base alle parole chiave inserite, senza offrire altri risultati. Una soluzione rapida, quasi sempre utile, ma assolutamente non redditizia per il suo inventore.
fonte: Corriere della sera
- prima parte della notizia -
Sergej Brin spiega le ragioni della sua sopravvivenza
Google, quel tasto da 110 milioni di dollari
L'opzione «mi sento fortunato» è usato pochissimo e fa perdere moltissimi soldi
Washington - Chi fra di voi utilizza più o meno abitualmente il tasto «mi sento fortunato» sulla pagina di ricerca di Google alzi la mano. E si senta inoltre un po' in colpa, poiché la sua fortuna, e quella di chi come lui usa il tasto in questione, fa perdere alla compagnia californiana circa 110 milioni di dollari all'anno.
Il tasto della fortuna - Sin dalla sua nascita, nel 1998, nella pagina iniziale di Google si trova da sempre il tasto «mi sento fortunato», posizionato accanto alla maschera di ricerca. La funzione di tale opzione sembra però essere sconosciuta ai più, perfino ai più fedeli utilizzatori del motore di Mountain View. L'utilizzo di tale bottone, in realtà, porta l'utente direttamente alla prima delle pagine che il motore di ricerca ha trovato in base alle parole chiave inserite, senza offrire altri risultati. Una soluzione rapida, quasi sempre utile, ma assolutamente non redditizia per il suo inventore.
fonte: Corriere della sera
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- seconda parte della notizia -
Un rapido conto - Il titolare di una società che si occupa di determinare il valore aggiunto indotto dalla pubblicità immobiliare sui siti web, si è infatti divertito a calcolare l'ammontare della perdita causata a Google dal tasto «mi sento fortunato». Saltare direttamente al primo link utile comporta che la pagina dei risultati non venga visualizzata, e quindi Google perde la sua percentuale sui click ai link sponsorizzati venduti a caro prezzo agli inserzionisti. Considerato che circa l'1 per cento degli utenti fa uso di tale tasto, la perdita stimata si traduce in qualcosa come 110 milioni di dollari all'anno. Perchè non disfarsene, quindi?
Il motivo - Sergej Brin, co-fondatore della compagnia californiana assieme a Larry Page, in occasione di una recente intervista radiofonica , ha spiegato che la ragione della presenza di tale tasto sulla pagina iniziale di Google risponde a un obiettivo che ha definito «dannatamente ambizioso»: quello di fornire agli utenti esattamente il risultato che cercano senza neppure costringerli a sceglierlo tra altri più o meno rilevanti. «Anche se non sempre il sistema è efficace», ha ammesso Brin, aggiungendo inoltre che lui stesso utilizza molto raramente la funzione in questione.
Filosofia aziendale - Oltre alle motivazioni di orgoglio espresse da Brin, vi sono però altre ragioni che giustificano il mantenimento del tasto in homepage. Il vice presidente di Google Marisa Mayer, che è inoltre la responsabile di quanto appare nella pagina di ricerca, ha tenuto a precisare che tale scelta rientra nella filosofia di Google: sta in homepage per ricordare che la grande G è fatta di persone con propri interessi e inclinazioni, e che la società non vuole essere troppo concentrata sui profitti, né rigida e asettica. Insomma, la valenza sociale del servizio offerto attraverso il bottone «mi sento fortunato» è superiore alle perdite indotte dai mancati click sui link sponsorizzati.
fonte: Corriere della sera
Un rapido conto - Il titolare di una società che si occupa di determinare il valore aggiunto indotto dalla pubblicità immobiliare sui siti web, si è infatti divertito a calcolare l'ammontare della perdita causata a Google dal tasto «mi sento fortunato». Saltare direttamente al primo link utile comporta che la pagina dei risultati non venga visualizzata, e quindi Google perde la sua percentuale sui click ai link sponsorizzati venduti a caro prezzo agli inserzionisti. Considerato che circa l'1 per cento degli utenti fa uso di tale tasto, la perdita stimata si traduce in qualcosa come 110 milioni di dollari all'anno. Perchè non disfarsene, quindi?
Il motivo - Sergej Brin, co-fondatore della compagnia californiana assieme a Larry Page, in occasione di una recente intervista radiofonica , ha spiegato che la ragione della presenza di tale tasto sulla pagina iniziale di Google risponde a un obiettivo che ha definito «dannatamente ambizioso»: quello di fornire agli utenti esattamente il risultato che cercano senza neppure costringerli a sceglierlo tra altri più o meno rilevanti. «Anche se non sempre il sistema è efficace», ha ammesso Brin, aggiungendo inoltre che lui stesso utilizza molto raramente la funzione in questione.
Filosofia aziendale - Oltre alle motivazioni di orgoglio espresse da Brin, vi sono però altre ragioni che giustificano il mantenimento del tasto in homepage. Il vice presidente di Google Marisa Mayer, che è inoltre la responsabile di quanto appare nella pagina di ricerca, ha tenuto a precisare che tale scelta rientra nella filosofia di Google: sta in homepage per ricordare che la grande G è fatta di persone con propri interessi e inclinazioni, e che la società non vuole essere troppo concentrata sui profitti, né rigida e asettica. Insomma, la valenza sociale del servizio offerto attraverso il bottone «mi sento fortunato» è superiore alle perdite indotte dai mancati click sui link sponsorizzati.
fonte: Corriere della sera
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- Iscritto il: 12/07/2006, 13:20
Un notizia di pochi giorni fa che riguarda Google e che vede quest'ultimo impegnato nella realizzazione di un'anti-Wikipedia! Eh sì perchè il colosso tra i motori di ricerca sta sviluppando una piattaforma che permetterà a chiunque di condividere la propria conoscenza e di metterla al servizio di tutti! La differenza con Wikipedia sta nel fatto che un argomento potrà avere più articoli! 
Gli autori parteciperanno agli utili generati dai banner
Nasce «Knol»: l'anti-wikipedia
Anche Google lancia un servizio aperto ai contributi liberi. Che però saranno firmati
Google sfida Wikipedia sul suo stesso terreno, quello della conoscenza universale. Un nuovo servizio, chiamato «knol» (da «knowledge», ovvero conoscenza in inglese), permetterà, infatti, a chiunque di scrivere un articolo su un determinato argomento e di metterlo poi online, perché venga condiviso anche dagli altri utenti, sul modello di quanto già avviene con l’enciclopedia multilingue più famosa del web (più di 8 milioni di articoli presenti in 253 idiomi diversi). A differenza, però, di Wikipedia, che è totalmente anonima e gratuita, gli autori di Knol saranno citati con nome e cognome e potranno avere banner pubblicitari, incassando così una quota dei ricavi. «L’obiettivo – ha spiegato Udi Manber, ingegnere di Google, al Times – è quello di coprire tutti gli argomenti dello scibile umano, dalla scienza all’intrattenimento. Gli articoli saranno firmati dagli autori, che saranno responsabili dei contenuti, e ogni testo sarà corredato di commenti, note e foto realizzate dagli altri utenti.
"Cocorrenza" - Su molti argomenti potranno poi esserci diversi Knol in concorrenza fra loro». Caratteristica quest’ultima che non si trova, invece, in Wikipedia, dove ogni «contributor» è libero di aggiungere quello che vuole a ogni singola voce, con tutti i problemi che ne conseguono, visti gli errori, spesso marchiani, che si trovano sull’enciclopedia.
«Ci sono milioni di spersone che hanno conoscenze utili – ha commentato ancora Manber - e che hanno voglia di condividerle. L’idea-chiave è di mettere in luce gli autori, perché conoscere il nome di chi ha scritto un determinato pezzo aiuterà anche gli altri che ne usufruiscono».
Attualmente ancora in una fase iniziale a inviti, Knol sarà aperto a tutti nel giro di pochi mesi. Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, si è, però, mostrato alquanto scettico sulla bontà del servizio messo online dal sito più famoso del mondo (260 milioni di utenti). «Mi chiedo se sia in grado di generare contenuti di qualità – ha rilevato Wales – e poi mi pare che gli articoli manchino di equilibrio, non hanno il tono neutrale di quelli di Wikipedia e, soprattutto, anziché ispirare la collaborazione fra gli utenti, puntano alla competizione».
fonte: Corriere della sera
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Nasce «Knol»: l'anti-wikipedia
Anche Google lancia un servizio aperto ai contributi liberi. Che però saranno firmati
Google sfida Wikipedia sul suo stesso terreno, quello della conoscenza universale. Un nuovo servizio, chiamato «knol» (da «knowledge», ovvero conoscenza in inglese), permetterà, infatti, a chiunque di scrivere un articolo su un determinato argomento e di metterlo poi online, perché venga condiviso anche dagli altri utenti, sul modello di quanto già avviene con l’enciclopedia multilingue più famosa del web (più di 8 milioni di articoli presenti in 253 idiomi diversi). A differenza, però, di Wikipedia, che è totalmente anonima e gratuita, gli autori di Knol saranno citati con nome e cognome e potranno avere banner pubblicitari, incassando così una quota dei ricavi. «L’obiettivo – ha spiegato Udi Manber, ingegnere di Google, al Times – è quello di coprire tutti gli argomenti dello scibile umano, dalla scienza all’intrattenimento. Gli articoli saranno firmati dagli autori, che saranno responsabili dei contenuti, e ogni testo sarà corredato di commenti, note e foto realizzate dagli altri utenti.
"Cocorrenza" - Su molti argomenti potranno poi esserci diversi Knol in concorrenza fra loro». Caratteristica quest’ultima che non si trova, invece, in Wikipedia, dove ogni «contributor» è libero di aggiungere quello che vuole a ogni singola voce, con tutti i problemi che ne conseguono, visti gli errori, spesso marchiani, che si trovano sull’enciclopedia.
«Ci sono milioni di spersone che hanno conoscenze utili – ha commentato ancora Manber - e che hanno voglia di condividerle. L’idea-chiave è di mettere in luce gli autori, perché conoscere il nome di chi ha scritto un determinato pezzo aiuterà anche gli altri che ne usufruiscono».
Attualmente ancora in una fase iniziale a inviti, Knol sarà aperto a tutti nel giro di pochi mesi. Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, si è, però, mostrato alquanto scettico sulla bontà del servizio messo online dal sito più famoso del mondo (260 milioni di utenti). «Mi chiedo se sia in grado di generare contenuti di qualità – ha rilevato Wales – e poi mi pare che gli articoli manchino di equilibrio, non hanno il tono neutrale di quelli di Wikipedia e, soprattutto, anziché ispirare la collaborazione fra gli utenti, puntano alla competizione».
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Ottima notizia!Mac La Mente ha scritto:Un notizia di pochi giorni fa che riguarda Google e che vede quest'ultimo impegnato nella realizzazione di un'anti-Wikipedia! Eh sì perchè il colosso tra i motori di ricerca sta sviluppando una piattaforma che permetterà a chiunque di condividere la propria conoscenza e di metterla al servizio di tutti! La differenza con Wikipedia sta nel fatto che un argomento potrà avere più articoli!
Gli autori parteciperanno agli utili generati dai banner
Nasce «Knol»: l'anti-wikipedia
Anche Google lancia un servizio aperto ai contributi liberi. Che però saranno firmati
Finalmente la rete comincia ad avere quello che secondo me è il suo ruolo davvero rivoluzionario: la condivisione e diffusione libera di informazioni. Più "enciclopedie libere" ci saranno online, più possibilità di informazione e confronto ci saranno per tutti.
Mi sembra una buonissima idea - e un punto non da poco in più rispetto a wikipedia- anche il far firmare gli articoli. E' giusto che se una persona ha delle conoscenze e le vuole condividere con gli altri, ne abbia onori (sia conosciuta con nome e cognome e le siano riconosciute le sue competenze) e oneri (si assuma la responsabilità di quello che scrive propio perchè lo firma)
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Vianne ha scritto: Ottima notizia!![]()
Finalmente la rete comincia ad avere quello che secondo me è il suo ruolo davvero rivoluzionario: la condivisione e diffusione libera di informazioni. Più "enciclopedie libere" ci saranno online, più possibilità di informazione e confronto ci saranno per tutti.
Mi sembra una buonissima idea - e un punto non da poco in più rispetto a wikipedia- anche il far firmare gli articoli. E' giusto che se una persona ha delle conoscenze e le vuole condividere con gli altri, ne abbia onori (sia conosciuta con nome e cognome e le siano riconosciute le sue competenze) e oneri (si assuma la responsabilità di quello che scrive propio perchè lo firma)
...è una piccola rivoluzione - naturalmente in positivo - che può far solo del bene! La rete è nata per condividere la conoscenza e utilizzare - oltre che fornire - strutture che permettono di fare questo è un aspetto importantissimissimo!
Non avevo penato a questi due aspetti, Vianne! Effettivamente firmare un articolo implica risponde ed essere responsabili del suo contenuto...garantirlo...è di sicuro migliore rispetto a quello offerto da Wiki dove tutti possono correggere quello che hanno scritto altri magari sbagliando!
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Un'altra evoluzione del motore che permetterà di diffondere informazioni! Il servizio offerto da Wikipedia è ottimo ed è giusto che ci sia ma se si ha la possibilità di averne un altro è meglio.Mac La Mente ha scritto: Gli autori parteciperanno agli utili generati dai banner
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Si conosce la data della messa online?
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Certo Bancarella! E' esattamente così!bancarella ha scritto: Un'altra evoluzione del motore che permetterà di diffondere informazioni! Il servizio offerto da Wikipedia è ottimo ed è giusto che ci sia ma se si ha la possibilità di averne un altro è meglio.
Si conosce la data della messa online?
...scherzi a parte...avere la possibilità di confrontare le informazioni può servire ad ampliare le ricerche che si fanno attraverso la rete!
Onestamente non conosco la data di lancio! La notizia è troppo recente!
...la testa è rotonda per permettere al pensiero di cambiare direzione!...
...le pagine di questo "libro" vengono scritte ogni giorno...da tutti noi!
...perchè pensare non è reato! Regalami un pensiero...
un anziano che muore è una biblioteca che brucia
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Capito!bancarella ha scritto:Non fa niente per la data, era solo curiosità!![]()
Avere più fonti da cui attingere è un fatto positivo. Ha ragione Vianne, è uno dei motivi per cui esiste internet!
...però ti prometto che non appena si saprà qualcosa in più, la riporterò!
E' molto molto positivo!
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