Mac La Mente ha scritto: Buona lettura Vianne!
...il titolo è molto bello e considerando a chi è dedicato, immagino che anche il contenuto lo sia!
Che bello il cinema anni cinquanta! Ci sono capolavori indimenticabili!

Grazie Mac
L'ho finito, il libro mi è piaciuto molto

E' un'agile bipografia che cerca di individuare il rapporto stretto esistente tra l'attore Bogart e l'uomo Bogart. Un uomo che ha trascorso i primi 40 anni della sua vita a cercare un equilibrio con se stesso attraverso donne, alcol e stravizi. E che allo stesso modo ha cercato, nella macchina infernale di Hollywood, un suo spazio, uno spazio che gli consentisse di esprimersi al meglio, superando un lunghissimo tirocino che per i primi dieci anni di carriera gli fece interpretare solo maschere (il gangster cattivo) più che ruoli.
Fino a quando, per una serie di miracoli del caso, il ruolo in Casablanca prima e i lavori con John Huston poi, riuscirono a tirare fuori il vero attore Bogart, un attore abilissimo a mostrare i lati paranoici, violenti e spietati che albergano nell'essere umano insieme all'idealismo più elevato e alla capacità di grandi gesti.
E allo stesso modo (i parallelismi mostrati da Coe sono quasi inquietanti) per un altro miracolo del caso, l'incontro sul set con Laureen Bacall e il matrimonio con lei, lo portarono a poco a poco a trovare quel difficilissimo equilibrio che, come uomo, aveva inutilmente inseguito per anni.
Anche se tutto questo arriva forse troppo tardi: la carriera del vero attore Bogart e l'equilibrio dell'uomo Bogart durarono poco più di un decennio perchè una malattia devastante lo portò via a soli 57 anni.
Una delle osservazioni quasi buttate lì da Coe, lascia anche intravedere chi avrebbe preso il testimone lasciato da Bogart: un certo Marlon Brando che proprio in quegli anni stava diventando il nuovo volto di Hollywood.
Tanto che lui e Bogart si trovarano, nell'arco di 3 anni, a competere due volte per l'assegnazione dell'Oscar: nel 1951, Brando con "Un tram che si chiama desiderio" e Bogart con "La regina d'Africa", con l'Oscar assegnato a Bogart.
E nel 1954, Brando con "Fronte del porto" e Bogart con "L'ammutinamento del Caine", con l'oscar assegnato a Brando.
E quando si leggono questi nomi e titoli di film, viene voglia di mettersi a piangere pensando ai film e alle varie facce da bambolotto che lo star system odierno ci spaccia per "cinema" e "divi di Hollywood"
