Mellon mi spiace che abbia passato un periodo così
Da quello che scrivi però ne stai uscendo e ti auguro di ritrovare presto il tuo buonumore e la tua serenità
Come vivo io questi momenti?
Parto dalla convinzione che i periodi di sconforto e di solitudine capitino a tutti perchè fanno parte dell'essere vivi e dell'essere persone con un cervello, un cuore e un'anima. Già solo sapere di non essere l'unica mosca bianca, o pecora nera se si preferisce, aiuta, aiuta tanto.
Diciamo che considero questi periodi come tempo in cui "l'anima fa male" e ha bisogno di prendersi un periodo di malattia e di convalescenza.
Credo poi che il modo migliore per superarli - perlomeno quello che su di me funziona meglio - sia accettarli e viverli. Vale a dire, non negare di averli e non colpevolizzarsi perchè non si ha voglia di ridere e divertirsi o non si riesce a sorridere agli altri. In quelle situazioni, come hai scritto bene anche tu, non si è proprio in grado di farlo. Sarebbe come pretendere, quando si ha male a un dente, di masticarci sopra una caramella molto dura: impossibile, dolorosissimo e del tutto inutile e controproducente.
Nello stesso tempo, cerco di evitare il rischio opposto, altrettanto inutile e molto più controproducente, del piangermi addosso.
E così cerco di fare delle cose che so che possono darmi sollievo: mangio qualcosa che mi piace, mi faccio una tisana profumatissima di frutta, esco a fare una passeggiata o mi infilo in una libreria o in un negozio di dischi. Ascolto musica che mi piace: su di me hanno un effetto magico, superiore a tutto la produzione mondiale di prozac, i brani dei Pink Floyd, e penso che ognuno possa trovare la sua "musica antidepressione" ideale. Guardo film che so che riusciranno a catturami e distrarmi la mente, nel mio caso soprattutto vecchi film comici o thriller. E, come per la musica, credo che anche col cinema ognuno abbia la sua "filmterapia" ideale.
Insomma, mi coccolo e in genere funziona. A poco a poco il peggio passa e l'essere riuscita a occuparmi d'altro senza stare a osservare la mia tristezza, me la fa relativizzare e la fa diminuire fino a farla scomparire del tutto.