Si tratta del secondo romanzo del ciclo ambientato in Scozia e avente per protagonista la filosofa Isabel Dalhousie.
Questa volta l'improvvisata detective indaga su una serie di strane visioni che un uomo, da lei conosciuto per caso, ha dopo aver subito un trapianto di cuore.
La storia è molto esile e, rispetto alla precedente e agli altri romanzi di McCall Smith, l'ho trovata un pochino troppo infarcita di riflessioni moraleggianti e un po' troppo "a tesi". Nel senso che le vicende e i comportamenti dei personaggi mi sono sembrate più dettate dall'adesione a una tesi di fondo (bisogna compiere il proprio dovere, bisogna sempre dire la verità, bisogna comportarsi sempre secondo principi morali, ecc.) che dalle esigenze narrative. Al punto che in alcune pagine ho trovato un po' irritante la protagonista e un po' irreali le situazioni raccontate.
In ogni caso, il romanzo è ben scritto, gli ambienti descritti sono interessanti e la vicenda, pur se leggera, si lascia leggere.
Insomma, pur non essendo, a mio giudizio, a livello degli altri romanzi cho letto finora di McCall Smith, è comunque un librino gradevole



