Obiettivo ormai molto improbabile: se e' vero che l'accesso ad acqua pulita e' salito tra il 1990 e 2004 all'83 per cento della popolazione rispetto al 78 (in realta' molto poco), tale proporzione nell'Africa centrale e' passata dal 49 al 55. E soprattutto si tratta di una distribuzione molto diseguale: dalla quale grandi regioni, e quelle di per se' in condizioni peggiori, continuano a restare completamente al di fuori. Piu' in generale, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo particolarmente seguiti dall'operazione Obiettivo del millennio, solo 75 possono sperare al dimezzamento previsto; cinque ne sono abbastanza lontani, 23 lontanissimi.
Precisa anche la distribuzione geografica del fenomeno: va bene nel sud est asiatico (come del resto per economia e istruzione), miglioramenti infinitesimali in Africa, quella sub sahariana in specie. Li' si concentra un terzo del miliardo circa di persone che non ha ancora accesso alcuno all'acqua potabile, e quasi i due terzi della popolazione non ne ha alcun accesso. Un contesto che comporta che in tale regione la diarrea e' la seconda causa di mortalita' infantile per i bambini al di sotto dei cinque anni, e - piu' in generale - il tasso di mortalita' infantile sempre per bimbi al di sotto dei cinque anni, e' il piu' alto del mondo: 188 su mille. Nelle aree industrializzate la media e' di 10 su 1.000. Ancora - si legge ancora nello studio dell'Unicef - larghe parti di nove dei 20 paesi dell'Africa subsahariana ed orientale ricevono in media tra i 200 ed i 400 mm di pioggia all'anno. Il che li mette nella categoria di terre aride o semiaride: categoria che, inoltre, si sta estendendo in maniera veloce.
Ebbene: in Europa si stima che ogni persona consumi giornalmente circa 300 litri d'acqua potabile; la media sub ed est sahariana varia dai 20 ai 30; quelle nelle aree aride e' di tre. Ed e' cosi', ad esempio, che i casi di colera che si contano nell'Africa subsahariana sono tre volte superiori a quelli del resto del mondo (dati '97-2000). E comunque, piu' in generale, la mancanza d'acqua potabile moltiplica in maniera geometrica la trasmissioni di gravi malattie infettive come la polmonite. Per non parlare - e cio' riguarda anche i bambini - dell'Aids e malattie connesse come la tubercolosi. Un dramma di proporzioni bibliche, per affrontare il quale Unicef e Oms stimano che siano necessari 11,3 miliardi di dollari l'anno; almeno l'80 delle quali da destinare ad Asia e - soprattutto - Africa.
fonte: ansa
Una volta da qualche parte ho letto ( ma non vorrei ricordarmi male ) che si può sopravvivere, non so per quanto, senza mangiare ma non senza bere! Beh, questo è normale visto che la maggior parte del nostro corpo è costituita da acqua...e in questi paesi che succede? L'acqua scarseggia e non c'è




