...e come anticipato in precedenza, eccomi qui a raccontare un po’ la storia del primo corto di carta uscito giovedì scorso con il Corriere della sera. Il libro si intitola
“Il ventre della macchina” ed è scritto da
Sandro Veronesi.
In meno di 60 pagine – 58 per la precisione – è raccontata una storia davvero simpatica che vede come protagonisti, un uomo e il suo accendino. La storia comincia con una serie di considerazioni su questi oggetti che accompagnano un fumatore e che in realtà sono motivo di vanto per i fumatori stessi che li espongono, portano in giro, accudiscono come se fossero dei “piccoli bambini” (il paragone è azzardato, ma ci sta tutto!

).
L’accendino è un oggetto molto personale e il nostro protagonista, essendo molto distratto, non ha mai potuto averne uno unico come quello in possesso dai suoi amici, ha sempre utilizzato altri tipi di accendini, da pochi soldi, che se dimenticati sul tavolo di un ristorante, persi all’interno dei cassetti di un armadio, nessuno avrebbe rimpianto, fino a quando...i suoi genitori, rassegnati da tempo al fatto che lui fumasse, gli regalarono un accendino che divenne “l’accendino della sua vita”. Già, perché da quel momento in poi, il protagonista cambio radicalmente modo di fare, ogni volta che usciva da un locale, la prima domanda che si faceva era:
“dov’è il mio accendino?”. Questa ossessione l’accompagna per tanto tempo, il rapporto con questo oggetto unico e personale cresce sempre di più, al punto tale che manifestatosi un mal funzionamento, la preoccupazione della perdita l’assale…si rivolge alla “Clinica della pipa e del tabacco” in più di una occasione e la tabaccaia – oltre a dargli consigli – “guarisce” il suo accendino che ritorna a svolgere la sua normale funzione ma non per molto tempo...
Il protagonista pur di non rinunciare a questo oggetto, per fumare deve compiere un piccolo rituale, scuoterlo, sbatterlo, tentare più volte l’accensione fino a quando non raggiunge la sospirata fiamma che permetterà a lui di fumare.
Durante l’uscita con una ragazza, in un giro notturno, presta il suo accendino che nelle mani della compagna funziona magnificamente – mistero? Suscettibilità?, non riesce a capirlo – ma avviene l’irreparabile...lasciata la ragazza a casa, lui domanda: “Dov’è il mio accendino?” e lei risponde che l’ha appoggiato in quel buco (in realtà è la zona in cui va sistemato lo stereo in macchina) ed è sicura di averlo riconsegnato al proprietario. Attimi di panico, l’accendino è finito
“nel ventre della macchina” e il nostro protagonista, incurante di quello che si trova al suo interno (fili, viti che lo graffiano) infila il braccio fino a quando non afferra l’oggetto che ritorna in questo modo nelle sue mani.
...continua nel prossimo post...