...seconda parte...
Si può riscrivere un pezzo di storia del mondo guardando le vecchie macchine (non le auto, queste macchine). In chiave di design, di estetica, di storia economica e tecnologica. Di "interfaccia", cioè nei termini del rapporto uomo macchina predisposto dall'oggetto e dalla sua modalità d'uso: chi non ricorda il comandante Scottie di Star Trek che, tornato nel xx secolo, comincia a parlare a un macintosh, per la meraviglia dei contemporanei: "Ma cosa fa, parla col computer? Deve usare il mouse!".
Si può essere maniaci dei vecchi programmi: conosco persone che conservano tutto il software uscito negli anni '80 e '90. Certo non per usarlo. Ma perché si poteva raccogliere senza problemi di "peso". I nomi Wordperfect o Symphony potrebbero apparire esoterici ai più oggi, ma erano strumenti di lavoro: by the way, programmi che pesavano 300, 400 k. Oggi fanno quasi la stessa cosa, ma pesano 2 giga. Un mio collega ha raccolto per anni tutti i risultati del ciclismo mondiale, e lo ha fatto su un database di sua creazione. Una one-man application che qualcuno dovrebbe conservare anche nel 2200.
Ma credo che il motivo per cui hanno successo la gallery - che poi è un caso di crowdsourcing, di giornalismo da sciame, dove ogni ape porta un po' di nettare e il risultato è il miele - bè la chiave è la possibilità di riguardare l'album di famiglia, computer color nostalgia. Oggi per esempio chissà cosa darei per avere un accoppiatore acustico. Chiudiamo con questo episodio ne vale la pena.
Per molti anni ho seguito l'atletica leggera. Sport nel quale il pubblico, quando c'è, segue le gare di corsa battendo le mani e, negli stadi a volte vecchissimi, battendo i piedi. Un casino assurdo. Nei primi '90 i giornali ci avevano dotato dei Toshiba 1000. Un affarino meraviglioso, schermo nero, senza hard disk e un drive per i dischetti. Acceso il computer, il dos 3 o qualcosa del genere faceva il suo bootstrap misterico, con scritte che apparivano e sparivano dalla schermata. Poi si metteva nel drive un dischetto sul quale avremmo salvato i pezzi. Quando avevi finito di scrivere, dovevi mandare il pezzo al giornale. E qui veniva il bello. Perché la gente faceva chiasso o la linea poteva essere disturbata. A volte entrambe le cose. E perciò la trasmissione si faceva con questa sorta di cornetta del telefono con due ventose alle estremità. I dati passavano come gocce di olio prezioso nel telefono, ma gli applausi mandavano in tilt tutto. Poteva cadere la linea. O 100 righe diventare 45 perché il resto "se l'era mangiato", come si diceva ai tempi.
Non ricordo chi trovò il sistema, non io in ogni caso. Ci si sedeva sull'accoppiatore in modo che la parte del corpo con la quale di solito si sta seduti proteggesse la trasmissione dati. Funzionava. Certo, se qualcuno poi ti diceva che il pezzo sembrava scritto con il c., non potevi più dispiacerti.
fonte:
Repubblica