Nonostante sia successa un po' di giorni fa e anche più, riporto questa notizia che mette in luce un altro caso di malasanità costato la vita ad un uomo il quale è stato mal curato da chi invece doveva aver cura di lui!
Il decesso, all´Istituto tumori, per una complicazione nell´immissione di un catetere nell´arteria femorale
Malasanità, tre medici a giudizio
di Oriana Liso
Era entrato in sala operatoria per una chemioembolizzazione, un intervento necessario per lo stato di avanzamento del suo tumore al fegato. Una procedura considerata, nella letteratura medica, sicura e con un tasso ridotto di gravi complicazioni. Invece Luigi, un uomo di 47 anni, morì il giorno dopo nella sua stanza all´Istituto nazionale dei tumori. Per quella morte, ora, tre medici della struttura di via Venezian rischiano il processo con l´accusa di omicidio colposo e cooperazione nel reato stesso.
Era l´8 luglio di un anno fa quando il paziente smise di respirare. Il referto medico parlava di complicanza emorragica in seguito all´immissione di un catetere nell´arteria femorale della gamba destra, ed era stata proprio quella perdita di sangue, in un fisico già debilitato, a portare a un disperato e inutile tentativo di salvataggio.
Le indagini della procura spiegano che dopo quell´operazione chi doveva vigilare sulle condizioni di Luigi - accorgendosi quindi che l´operazione non era andata come doveva e che sotto le garze che coprivano il taglio sulla gamba era in corso una grave emorragia - non lo fece, sottovalutando il problema. Queste, almeno, le conclusioni a cui sono giunti i periti incaricati di stabilire se quella morte si poteva evitare. Negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle regole dell´arte medica: queste le accuse formulate dal pm Piero Basilone, che a breve chiederà il rinvio a giudizio per i tre medici che, all´epoca, ricoprivano i ruoli di direttore del reparto dei trapianti di fegato, di operatore del reparto e di medico di turno. Un processo in cui si dovrebbero costituire parti civili la madre, il fratello, la compagna e il figlio della vittima, difesi dagli avvocati Viviana Trombini e Isabella Cacciari.
fonte:
L'espresso - Panorama